INVADIAMO LA REGIONE DI ONESTÀ, CAPACITÀ,TRASPARENZA, LEGALITÀ.



mercoledì 30 gennaio 2013

REGIONALI, ESCLUSA LISTA RADICALI. FAREMO RICORSO

Sin’ora siamo stati in rispettoso silenzio in attesa della decisione, ma questa è davvero ridicola.

E’ lo specchio del modo di pensare di una magistratura da riformare. Questi irresponsabili funzionari pubblici anziché far votare i cittadini del Lazio, anziché favorire la partecipazione democratica si trincerano in bizantinismi che non hanno alcun appiglio normativo.  

Esclusi per troppe donne hanno detto, bene abbiamo regolarizzato. Potevano mandarci a votare secondo quanto loro stessi hanno detto e invece no.

Tardiva la rinuncia scrivono, priva di effetti giuridici per meno di 24 ore e, in assenza di norme sul punto, lo giustificano con un ‘ne verrebbe meno la certezza del procedimento elettorale’. 

Ma di cosa parlano? Da rabbrividire, l’unica certezza che viene meno, come accade ogni giorno in milioni di casi, è quella del diritto.

L’ufficio elettorale di Roma, due anni fa regalò tre consiglieri alla Polverini che poi dopo un mese il Tar fece decadere, ma che grazie a quel regalo oggi passano a riscuotere vitalizi pagati con le nostre tasse. Mica glieli pagano loro! 

Faremo ricorso, saremo alle elezioni e con la Lista Amnistia Giustizia Libertà, presente a livello nazionale e regionale, riformeremo questa giustizia italiana e riformeremo pure il Lazio. Con tutte le donne Italiane!

mercoledì 23 gennaio 2013

INTERVISTA AD AFFARITALIANI.IT

Di seguito il testo dell’intervista rilasciata al quotidiano Affaritaliani.it
di Fabio Carosi

Da partito di lotta e forse di governo, alla pura lotta contro i consueti obiettivi: malcostume, sprechi, costi della politica e partitocrazia.  

Respinti dal candidato Zingaretti e saltato l’accordo con Storace, i Radicali del Lazio hanno deciso di andare da soli, per sfidare quel “mostro del partitismo contro il quale Pannella tuonò la prima volta nel 1955”.

Parola di Giuseppe Rossodivita, consigliere uscente dell’era Polverini&Co e da sabato prossimo sarà ufficialmente candidato governatore con la lista Amnistia Giustizia e Libertà. Rossodivita, dopo il tormentone dell’alleanza tecnica fallita con La Destra per la rivolta della base, sceglie Affaritaliani.it per annunciare i temi della campagna elettorale. “I moduli base” del progetto radicale non mutano dal solco storico e dal claim della lista, ciò che invece è cambiato è l’approccio con gli ex amici del Pd regionale e che si trasforma in un atto d’accusa pesantissimo. Basta leggere per capire  che il No di Zingaretti non è andato proprio giù.

Allora Rossodivita, da dove partiamo? Come percorso le va bene Zingaretti, Storace, rivolta dei Radicali contro l’accordo?

“Preferirei dalla coda. Il caos è accaduto perché i Radicali non hanno capito l’accordo. Un’iniziativa meramente politica partita da Storace che ci ha detto: venite con me a fare i controllori in Regione così come lo avete fatto con la Polverini. Tutto qua, nulla di più. Lavorare insieme su questo tema non vuol dire che Storace si accende una canna e che noi rinunciamo ai temi nostri, diventando affini. Il nostro dialogo con La destra significa che si può parlare anche stando agli antipodi”.

E su questo ci siamo. Ora tocca a Zingaretti…
 
“I temi sono tutti legati, perché il caos nasce proprio da cinque anni di vicinanza al Pd che forse hanno fatto perdere la bussola a qualcuno. Noi alla Regione abbiamo denunciato le malefatte di tutti, Pd compreso che nella vicenda dei fondi ai Gruppi consiliari c’era dentro con le mani nella marmellata, tant’è che hanno deciso di eliminarci perché noi glielo ricordavamo mentre gli uscenti li hanno spediti alla Camera o al Senato”.

Dunque c’e l’ha con “Nicola il buono”?
 
“Sì perché coloro che hanno corpo alla trasparenza sono stati allontanati. E poi…”.

E poi?
 
“E poi perché oltre i manifesti sono i comportamenti che contano. Zingaretti ha una bella immagine ma sa poco o nulla dell’amministrazione e lo ha dimostrato proprio parlando dei fondi per la politica dicendo “meno fondi ai consiglieri e regole per i gruppi”. Sono balle, i soldi lil hanno avuti i gruppi che poi li hanno girati, quindi delle due l’una: o non ha capito nulla e quindi non studia, oppure è mal consigliato e quindi sta prendendo in giro gli elettori”.

Pesante come accusa…
 
“Per non parlare poi dei soldi per la campagna. Noi ci prepariamo a chiedere il voto senza un euro. Molta rete e richieste di donazioni. Non abbiamo gli 8 milioni di euro che il partito ha messo a disposizione, né i 250 mila euro donati dal signor Romeo in passato. I Radicali non dovranno restituire nulla a nessuno, questo voi giornalisti dovete scriverlo – se potete – perché tanto si è visto come giornali radio e tv prendevano i soldi dalla Regione”.

Avvocato, è scritto. Pensa che i social e le donazioni possano bastare per convincere gli elettori?
 
“Aiuta, il resto lo faranno due mosse a sorpresa”.

Quali?
 
“Top secret, ma faranno parlare di noi anche voi giornalisti che avete smesso di essere i guardiani del potere e ormai siete omologhi”.

A leggere le sue dichiarazioni emerge una linea molto vicina al Movimento 5 Stelle. Non le sembra?
 
“Sono loro che ci copiano. Partitocrazia, potere e altri slogan di Grillo sono made in Radicali”.

“Vi parlate?
 
“No e per scelta loro. Se parlano con un partito, significa che accettano il modello”.

Chi vince le Regionali?
 
“Noi”.

Chi perde?
 
“La partitocrazia”.

Un messaggio politico?
 
“Cari partiti siete bolliti. Tutti”.

lunedì 21 gennaio 2013

Regionali Lazio - Salta l'accordo tra Radicali e Storace - Intervista con Marco Pannella

Saltato l'accordo radicali-Storace per la Regione Lazio: "L'intesa non si farà per motivi tecnici", ha spiegato Marco Pannella in un'intervista a Radio Radicale.

"Non sono riusciti a portarci prima delle 16.45 di oggi il loro simbolo", ha spiegato Pannella, secondo il quale i radicali avevano posto come condizione la possibilità di disporre del simbolo di Storace. "Storace si è scusato perchè non è riuscito ad attuare, non so perchè, quanto necessario al compiersi dell'accordo - ha detto Pannella -. Lui è stato sempre corretto. Ci ha anche proposto di mettere uno dei due consiglieri radicali uscenti in lista, ma entrambi hanno detto di no".

"Noi abbiamo continuato ad onorare la proposta di Storace", ha aggiunto Pannella. "Ma riteniamo scandaloso che non si sia parlato del fatto vero, della vera notizia, che non è questa come non era l'accoglienza che Storace di aveva offerto. La notizia vera - ha spiegato - è che il Pd ha invece messo il veto alla presenza dei radicali nelle istituzioni, di quei due radicali che hanno scoperchiato il caso Regione Lazio. Il candidato del Pd, che avremmo voluto sostenere, e tutto il Pd, ci hanno trattato come il Pci trattava i trotkisti di m...", ha concluso Pannella.

giovedì 17 gennaio 2013

Intervista a Teleuniverso

Oggi, giovedì 17 gennaio dalle ore 21.15, a Teleuniverso, Giuseppe Rossodivita, candidato a Presidente della Regione Lazio nella Lista Amnistia, Giustizia e Libertà, parteciperà alla trasmissione di approfondimento giornalistico condotta da Silvia Autuori, visibile su canale 16 e 198 del digitale terrestre, in streaming sul sito http://www.teleuniverso.it/ in replica giovedi dalle 22.15 su canale 661 del digitale terrestre e venerdì mattina alle 9.00).

mercoledì 16 gennaio 2013

Elezioni: il “risiko” laziale

ALLE 21.00 A METROPOLIS SU ROMAUNO
A quaranta giorni dall'appuntamento con le urne, il quadro politico comincia a delinearsi in modo più chiaro. Tra nove giorni tutte le tessere del mosaico dovranno essere al loro posto con la consegna ufficiale delle liste e dei candidati. Un gioco a incastro complicato dalla sentenza del Tar che ha depennato di venti consiglieri la composizione del prossimo consiglio regionale. Tra sondaggi, previsioni, attese, promesse di rimonta e dimostrazioni di forza la campagna elettorale è già in piena corsa.
Ne discutono in studio Luciano Ciocchetti, vicepresidente uscente Regione Lazio e candidato alla Camera per l'Udc, Giuseppe Rossodivita, candidato a Presidente Regione Lazio Amnistia, Giustizia e Libertà, Carlo Taormina, candidato Presidente Regione Lazio Lega Italia, Maurizio Perazzolo, coordinatore Regione Lazio Movimento Italiano in Rivoluzione, Luca Romagnoli, candidato Presidente Regione Lazio Fiamma Tricolore, Gianguido Saletnich, candidato Presidente Regione Lazio Forza Nuova.
L’appuntamento è con Metropolis, la trasmissione di approfondimento giornalistico condotta da Valentina Renzopaoli, tutti i mercoledì alle 21 su Roma Uno, visibile su canale 11 del digitale terrestre, su satellite sulla freq. 518, in streaming sul sito www.romauno.tv e su Iphone e Ipad (in replica giovedi alle 15.00, sabato alle 22.30, domenica alle 19). Roma Uno secondo i dati Auditel è la prima televisione del Lazio per ascolti.

CONTINUA PER I RADICALI L’EMERGENZA FIRME PER LISTA AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTA’ ANCHE NELLA REGIONE LAZIO. FACCIAMO UN APPELLO AI MEDIA DEL LAZIO AFFINCHE’ DIANO NOTIZIA DEI PUNTI DI RACCOLTA.


Continua per i Radicali la situazione di emergenza firme per il deposito delle liste dei candidati per la Camera e il Senato, Circoscrizioni Lazio 1 e Lazio 2, e per le liste di candidati per la Regione Lazio della Lista Amnistia Giustizia Libertà. 

Le maggiori difficoltà i Radicali le hanno per la Lista di candidati alla Regione Lazio della Provincia di Latina (almeno 900 firme) dove in queste ore è praticamente impossibile trovare autenticatori. In alcuni Comuni sono stati depositati i moduli presso le Segreterie Comunali di Minturno, Gaeta, Formia e da domani mattina anche a Latina.

Le condizioni meteo avverse rendono ancora più difficile l’impegno di molti militanti Radicali nel territorio della Regione. A differenza degli altri partiti e liste, i Radicali non dispongono di eletti nei consigli comunali e provinciali e ciò rende quasi impossibile trovare amministratori disponibili ad autenticare le firme.

La raccolta firme in tutta Italia, almeno 30.000 firme, si potrà fare per le liste di candidati alla Camera e al Senato entro e non oltre questo week-end, per le regionali Lazio entro e non oltre i primi giorni della prossima settimana.

Rivolgiamo un ulteriore appello ai media locali del Lazio affinché vengano date  le informazioni sui punti di raccolta firme. Al seguente link si possono trovare tutte le informazioni utili per il Lazio suddivise per città e provincie.

I moduli da firmare anche per le Regionali del Lazio, sono stati depositati nei Comuni di Frosinone, Ceccano, Formia, Gaeta e Latina. 
 
LISTE AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTÀ. Liste di scopo, di unità democratica riformatrice, promosse dai Radicali, fra quanti in Italia, e non solo, lottano dando priorità assoluta all’obiettivo dell’uscita immediata, dopo decenni, del nostro paese dalla sua flagranza criminale contro i Diritti Umani e contro lo Stato di Diritto.
Ufficio Stampa:
Telefoni sede centrale: 06-68979250  /  06-68979221

LO SCANDALO LAZIO E I NOMI INOPPORTUNI IN LISTA

Riporto qui di seguito un articolo di Sergio Rizzo pubblicato dal Corriere della Sera del 15/01/2013.

Siamo sicuri che l’esistenza di Giuseppe Rossodivita non cambierà in peggio. Il suo mestiere è quello di avvocato, ed era impegnato in politica con i Radicali ben prima di finire nel Consiglio regionale del Lazio. Come sanno bene i molti che lo ricordano da tempo impegnato nella battaglia per restituire decenza alle carceri.  
Ma la notizia che né lui, né l’altro consigliere del suo partito Rocco Berardo sono nelle liste che sosterranno il candidato di centrosinistra Nicola Zingaretti suona effettivamente come una beffa

Senza l’iniziativa dei due radicali, che la scorsa estate hanno rivelato con la pubblicazione sul loro sito le dimensioni abnormi dei finanziamenti di gruppi consiliari della Regione Lazio, lo scandalo che ha poi travolto Franco Fiorito e Vincenzo Maruccio difficilmente sarebbe esploso con tanto fragore. Di più. Sarebbe continuato anche lo stesso andazzo in tutte le Regioni italiane, senza controlli della Corte dei conti e senza l’obbligo di dare trasparenza ai bilanci dei gruppi politici.

Beffa doppia, considerando che una bella fetta di quel consiglio regionale ha trovato posto sulle scialuppe di salvataggio predisposte dai partiti. 

Se la governatrice Renata Polverini resta fiduciosa circa la prospettiva di una candidatura in Parlamento nel centrodestra e il consigliere Francesco Storace ha pescato il jolly della candidatura a governatore, ben sei dei quattordici componenti del gruppo consiliare del partito democratico che ha partecipato con gli altri alla spartizione dei fondi sono già stati imbarcati con destinazione Montecitorio o palazzo Madama.

A cominciare da Bruno Astorre, l’ex presidente del Consiglio regionale che faceva parte dell’ufficio di presidenza nel quale si deliberavano gli stanziamenti sui quali è in corso una inchiesta della Corte dei conti. Mentre va ricordato che l’intero ufficio è sotto indagine da parte della magistratura per una proroga, ritenuta illegittima, dell’incarico dell’ex segretario generale. Astorre sarà candidato al Senato. Insieme ad altri quattro consiglieri democratici: Carlo Lucherini, Claudio Moscardelli, Daniela Valentini e Francesco Scalia. Non Marco Di Stefano, per il quale si è aperta invece la strada di Montecitorio. Un altro dei consiglieri del Pd più in vista, Claudio Mancini, ex assessore, è rimasto invece appiedato. Si consolerà con l’elezione della moglie Fabrizia Giuliani in Lombardia.

E il capogruppo Esterino Montino, il quale giustificò ad Alessandro Capponi una fattura di 4.500 euro spesi in una famosa enoteca, dicendo che si trattava dei doni natalizi per i bimbi delle famiglie disagiate? Escluso dalle liste per il consiglio regionale, dove fece la sua prima apparizione nel 1975, e dal Parlamento (anche lì era già stato), proverà il brivido di fare il sindaco.Il Pd lo candida a Fiumicino. Mentre sua moglie Monica Cirinnà andrà con ogni probabilità a Montecitorio.

Non ignoriamo i meccanismi della nostra politica. E chiaro che se Zingaretti avesse fatto posto ai radicali che hanno dato fuoco alle polveri, avrebbe dovuto fare qual- che concessione anche agli esclusi del suo partito. Né, pur volendo, avrebbe potuto impedire che si aprissero per loro, come si sono aperti, tutti quei paracadute. Ma resta il dubbio, anche a causa di questa vicenda, sulla portata del rinnovamento in casa democratica: dove anche le primarie (il sistema che ha consentito per esempio ad Astorre di rientrare in gioco al Senato) hanno fatto vittime illustri.

Un nome per tutti, quello di Salvatore Vassallo, che si era battuto perché andasse in porto la legge che dopo 65 anni avrebbe definito finalmente la forma giuridica dei partiti. Battaglia ovviamente persa. E vittime si sono contate anche fra coloro che grazie alle tanto criticate deroghe per quanti hanno fatto più di tre legislature complete per 15 anni di mandato, avrebbero dovuto essere «recuperati». Regola che ha determinato situazioni curiose. Per esempio quella di Mauro Agostini, cui Walter Veltroni aveva affidato i cordoni della borsa del Pd ed era stato il primo a far cadere il tabù dei controlli «esterni» sui bilanci dei partiti. 

Quando era tesoriere affidò la verifica dei conti del Pd a una società di certificazione: adesso quello è per tutti un sacrosanto obbligo di legge. Avendo già fatto quattro legislature, per 17 anni di mandato, doveva essere teoricamente escluso. Ma aveva ottenuto una deroga, che però non gli è servita perché è rimasto fuori dalle liste. Non ha fatto le primarie e nessuno l’ha chiamato. Contrariamente al suo predecessore Ugo Sposetti, che ha alle spalle lo stesso numero di legislature ma con 14 anni di mandato anziché 17.

Intervista al Messaggero

Di seguito riporto l’intervista rilasciata al Messaggero sull’esclusione dei Radicali dalla coalizione del Pd nel Lazio.

Giuseppe Rossodivita, consigliere regionale radicale, perché Zingaretti dovrebbe accettare la vostra candidatura visto che Pd, Sel e socialisti hanno proposto tutti nomi nuovi?

Avrebbe dovuto fare una distinzione tra coloro che hanno denunciato il sistema e quelli che ne facevano parte. Non possiamo essere accomunati al Pd.

Quale sarebbe la differenza?

Intanto c’è da dire che i loro consiglieri regionali sono stati quasi tutti ricollocati, molti anche in Parlamento. Invece escludono noi, quelli che hanno fatto emergere lo scandalo dei fondi ai gruppi della Pisana, vorrei dire a Zingaretti che la sua stessa candidatura deriva da quella valanga che abbiamo provocato noi. Ci aspettavamo di essere valorizzati, non esclusi.

Voi i fondi li avete usati sempre in modo trasparente?

Sì, ci accusano in malafede per aver organizzato a Tirana una sessione sul rispetto dei diritti umani in ambito regionale.

Il Pd ha rinnovato i suoi consiglieri, non le sembra un dato positivo?

Gli è stato imposto dalla base, i militanti continuavano a dire ai loro dirigenti: “Quello che hanno fatto i radicali avremmo dovuto farlo noi”. Una cosa è fare l’opposizione, un’altra è essere socio di minoranza, come facevano loro.

Esclude un riavvicinamento con Zingaretti?

Non si è trattato di un episodio, se domani mattina tornasse sui suoi passi sarebbe una bella cosa, ma deve tener conto della macchina burocratica del Pd.

Qualcuno vi fa la corte? 

Trovo strano che Zingaretti non ci voglia, quando invece Storace ci ha chiesto di andare con lui, pur di farci avere una rappresentanza alla Pisana.

E voi che fate?

lunedì 14 gennaio 2013

-REGIONALI, ROSSODIVITA CANDIDATO PRESIDENTE RADICALI

Sarà il consigliere regionale Giuseppe Rossodivita il candidato presidente dei Radicali alle regionali nel Lazio. Rossodivita guiderà la lista "Amnistia giustizia libertà".


REGIONALI, ROSSODIVITA: ZINGARETTI CATTIVO MAESTRO: INSEGNA ALLE GIOVANI GENERAZIONI A NASCONDERE E VIETARE CHI, DANDO CORPO ALLA TRASPARENZA, DENUNCIA IL MALAFFARE.

Dichiarazione dell'avv. Giuseppe Rossodivita, Capogruppo dei Radicali al Consiglio Regionale del Lazio e Candidato Presidente della Lista “Amnistia Giustizia Libertà”.

Il senso del ridicolo avrebbe dovuto impedire al sig. Massimiliano Smeriglio di accostare il veto posto da lui e da Nicola Zingaretti, alla candidatura mia e di Rocco Berardo, alla declinata esigenza di rinnovamento.

Per uno che occupa poltrone istituzionali da un decennio, prima come Presidente di Municipio, poi come Deputato e ancora come Assessore alla Provincia di Roma, senza che la memoria politica del Paese ne conservi vividi ricordi, sarebbe stato più prudente.
Per la prima volta due anni e mezzo fa io e Rocco Berardo, poco più di 75 anni in due, siamo entrati nelle istituzioni. 

Riteniamo di aver innovato molto di più noi in due anni e mezzo, rendendo pubblici e trasparenti i finanziamenti dei gruppi regionali del Lazio, di quanto Smeriglio e Zingaretti abbiano fatto in tutte le loro lunghe carriere dentro le istituzioni.

La Regione Lazio funzionava da sempre così come l’abbiamo trovata noi. L’aver dato corpo alla trasparenza, come il PD – da sempre in regione – non aveva mai fatto, ha determinato la valanga che ha poi portato la Guardia di Finanza in sette regioni e il Governo Monti ad intervenire con decreto.

Nel Lazio questa situazione ha fatto venir meno equilibri di potere partitocratico e clientelare interni alla burocrazia del PD.

Questa situazione ha imposto – per le veementi proteste della base del PD nei confronti del gruppo regionale – il totale rinnovamento di quel gruppo capeggiato da Esterino Montino che entrava per la prima volta in consiglio regionale quando io entravo per la prima volta in prima elementare. Esponenti degli altri partiti della coalizione di Zingaretti hanno profittato di questa “regola” per "regolare" conti interni ai loro partiti e perciò ne hanno accettato di buon grado l’estensione.

Zingaretti dica la verità, e dica che pur essendo oggi candidato Presidente grazie a quel che noi abbiamo contribuito a determinare come nessuno aveva fatto prima, è stato costretto dalla sua base ad azzerare il solo gruppo del PD, sistemato poi per metà alla Camera e Senato e per metà, ci scommettiamo, nelle aziende regionali e del parastato.
Zingaretti non si comporti da cattivo maestro e non insegni ai suoi figli che chi è trasparente e denuncia il malaffare deve essere vietato e nascosto, io continuerò ad insegnare ai miei figli a denunciare il malaffare, solo così ho la speranza che questo nostro paese possa essere realmente rinnovato. 

Spero di poterlo fare a partire da questa tornata elettorale con l’aiuto di tutti i cittadini liberi da clientele – pagate con il debito pubblico -  per poter liberare il Lazio con i Radicali della lista “Amnistia Giustizia Libertà”.

venerdì 11 gennaio 2013

REGIONALI, RADICALI: RINVIO RICORSO TAR BUONA NOTIZIA

Il Tar Lazio, con riferimento al ricorso avanzato dai Radicali avverso il decreto di convocazione delle elezioni regionali a 50 consiglieri, ha rinviato la decisione al giorno 15 gennaio, quando si terrà una camera di consiglio straordinaria. 

Il Tar ha chiesto alle parti di presentare note finalizzate a simulare gli esiti di una eventuale successiva revisione della sua pronuncia, in particolare sul listino, sia per il caso in cui la decisione del Tar dovesse essere positiva sia per il caso in cui dovesse essere negativa.

“Ci sembra una buona notizia” commenta il  Consigliere radicale Giuseppe Rossodivita .

mercoledì 9 gennaio 2013

INTERVISTA A CLANDESTINOWEB: IN MERITO ALLA SENTENZA DELLA CORTE UE, L’AMNISTIA E’ L’UNICO PROVVEDIMENTO POSSIBILE

Di seguito l’intervista rilasciata al quotidiano online Clandestinoweb che mi ha chiesto un commento sulla sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato, ancora una volta, l’Italia per la situazione in cui versano i detenuti e le carceri. Era già successo nel 2009, ma questa volta, a differenza della prima sentenza, Strasburgo intima allo Stato italiano di prendere provvedimenti entro un anno per risolvere alla radice il problema del sovraffollamento. Questa battaglia è da sempre quella dei Radicali e in particolare a seguire questo caso in prima persona è stato l’avvocato Giuseppe Rossodivita che abbiamo intervistato.

Avvocato lei ha parlato di soddisfazione e sofferenza per questa sentenza, perché?

C’è soddisfazione da un punto di vista politico e professionale per la sentenza che è arrivata dopo l’iniziativa assunta dal Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei, perché quei sette detenuti erano assistiti da me e dalla collega Urciuoli. Una sentenza per la quale la corte ha adottato il procedimento della sentenza pilota ed ha certificato ufficialmente che la violazione dei diritti umani dipende da una mancata soluzione al problema strutturale del sovraffollamento delle carceri. Con questa sentenza, a differenza di quella del 2009 su Sulejmanovic, non solo si chiede il risarcimento del danno ai detenuti ma si invita entro un anno lo Stato italiano ad individuare la strada interna per porre rimedio a questo problema strutturale. Quindi il prossimo governo italiano non potrà esimersi dall’adottare provvedimenti che fanno parte della nostra lista di scopo “Amnistia, Giustizia e Libertà”. Peraltro in un preciso passaggio della sentenza viene stigmatizzato l’eccessivo ricorso alla custodia cautelare, un caso tutto italiano, dove abbiamo il 40% dei detenuti che sono in attesa di giudizio. Quindi la corte condanna il modo di procedere dei pm italiani e invita, ancora una volta, lo Stato a sollecitare la magistratura ad applicare soluzioni di tipo diverso, ampliando il ricorso a misure alternative e riducendo l’applicazione delle misure cautelari e della custodia in carcere.

Però c’è anche sofferenza…

La sofferenza è come cittadino italiano, non mi piace vivere in uno Stato che strutturalmente viola i diritti umani.

La corte ha dato all’Italia un anno di tempo, ce la farà il prossimo governo ad adeguarsi in tempo?

Il tempo, per i tempi della politica italiana, è poco anche perché si tratta di un problema che viene da lontano e per cui tutte le soluzioni che sono state messe sul piatto da parte di chi si è occupato della vicenda si sono rivelate insufficienti. E’ importante sottolineare che la Corte Europea ha anche accertato essere inadeguato quello che finora è stato posto in essere, ovvero il Piano Carceri, la cosiddetta Legge svuotacarceri, termine falso perché non ha svuotato nulla e non ha salvato nulla. Il governo si è anche difeso davanti alla Corte enfatizzando in modo grottesco i risultati ottenuti con questi due provvedimenti, ma Strasburgo, pur avendo apprezzato gli sforzi, ha certificato che questi provvedimenti sono inadeguati. Tra le altre cose dalla prima sentenza del 2009 all’epoca della presentazione di questo ricorso, 2010, il sovraffollamento è passato dal 151% al 148% quindi una riduzione assolutamente insufficiente.

Quindi ci vorranno degli interventi urgenti, voi sostenete da sempre l’amnistia.

L’amnistia è l’unico provvedimento strutturale capace di far rientrare nell’immediato lo Stato italiano nell’albo della legalità. Il nostro Paese è stato ancora una volta condannato dalla Corte europea e, così come la società pretende dai condannati che si adeguino alle prescrizioni imposte dalla sentenza, in questo caso noi pretendiamo che lo Stato condannato di adegui alla decisione della Corte europea. Per noi l’amnistia è l’unica strada immediata che può, in seguito, aprire il varco ad una profonda riforma del sistema giustizia partendo proprio dai suggerimenti della Corte e cioè misure alternative al carcere anche a livello legislativo e meno ricorso alla custodia cautelare da parte dei giudici.

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO, BENE LA SENTENZA PILOTA. ORA L’ITALIA HA SOLO UN ANNO DI TEMPO

Accogliamo la sentenza odierna della Corte Europea dei diritti dell’Uomo con grande soddisfazione e, al contempo, con grande sofferenza per il nostro Paese. Tre casi su sette, decisi dalla Corte con questa sentenza pilota, sono casi che abbiamo seguito nell’ambito dell’iniziativa assunta dal Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei.

C’è soddisfazione, politica e professionale, perché si tratta di una sentenza adottata con la procedura della sentenza pilota; per cui la Corte, rigettando tutte le difese avanzate dal Governo Italiano, alcune persino imbarazzanti, certifica ufficialmente l’esistenza di un problema strutturale all’origine della violazione dei diritti umani dei detenuti ed invita l’Italia, entro un anno di tempo, ad individuare una soluzione a questo problema che la pone strutturalmente al di fuori della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.

In questo contesto la Corte avvisa l’Italia che sono centinaia i ricorsi in attesa di essere decisi, che il loro numero è in continuo aumento e che la loro trattazione rimarrà sospesa per un anno in attesa dei provvedimenti che l’Italia adotterà, invitando altresì lo Stato a sensibilizzare la magistratura nel senso di ampliare il ricorso alle misure alternative al carcere e a ridurre l’anomalia tutta Italiana per cui il 40% dei detenuti sono presunti innocenti in attesa di giudizio.

C’è sofferenza perché sono cittadino di un Paese che viola strutturalmente i diritti umani.

lunedì 7 gennaio 2013

AMNISTIA O DITTATURA Articolo da Il Foglio di oggi

Anders Behring Breivik, l’attentatore di Oslo e spietato killer di Utoya sta scontando la sua pena nella Halden Prison in Norvegia. 252 celle dotate di ogni confort: tv, frigo e bagno con doccia, arte contemporanea alle pareti, palestra, laboratori, sovraffollamento inesistente, metà del personale costituito da donne, guardie disarmate. In questo che, nonostante le apparenze, è un carcere di massima sicurezza i detenuti vengono privati della loro libertà personale, secondo quanto previsto dalla Costituzione e dalle leggi norvegesi. 

Su 100 detenuti che in questo carcere scontano la loro pena, solamente 20, al termine della stessa, torneranno a delinquere; 80 non lo faranno mai più.

Ciro Esposito, scippatore di Scampia, sta scontando la sua pena nel carcere di Poggioreale. Nell’ottobre 2012 era rimpinzato di 2.694 detenuti per 1.420 posti disponibili, 1.280 in più del dovuto. Celle maleodoranti dove si ammassano 9 corpi quando potrebbero starcene 4, con l’umidità che fa cadere a pezzi l’intonaco che ancora resiste, un bagno per tutti, senza privacy persino nel momento intimo della defecazione, un bagno lurido che è anche cucina, dove l’odore del sugo o del caffè si mescola con quello delle urine e delle feci. Un’ora d’aria ogni 22 passate steso sulla branda perché per camminare non c’è spazio, un medico ogni 400 detenuti, 30 infermieri per tutto il carcere, 700 agenti, 18 educatori. Una pattumiera sociale. 

Ciro Esposito, terminato di scontare la propria pena – che non consiste nella privazione della libertà personale, ma anche nella privazione del diritto alla vivibilità e alla salubrità dei luoghi, del diritto alla salute, del diritto alla riservatezza, del diritto al vitto, del diritto alla dignità personale e del diritto scritto in Costituzione a essere rieducato – tornerà a scippare e a commettere reati. Con lui altri 69 ogni cento detenuti del carcere di Poggioreale e di tutte le carceri italiane, dove si conta un suicidio ogni 5 giorni (festivi compresi). Solo il 30 per cento dei detenuti, finito il calvario, avrà la fortuna di non tornare più a commettere delitti.

La forza di questi numeri – che danno conto di quanto la battaglia di Marco Pannella per il rispetto della legalità e dei diritti umani è una battaglia per la sicurezza dei cittadini liberi – sarebbe straordinaria, se solo fossero conosciuti dai più. 

Ma l’illegalità del sistema Italia, che è anzitutto illegalità del sistema dell’informazione pubblica in mano ai partiti, fa sì che i cittadini italiani siano lasciati all’oscuro – in quanto massa – di questi dati. Nei giorni più duri della lotta non violenta di Marco Pannella qua e là per la Rete si potevano leggere messaggi che addirittura inneggiavano alla morte di questo “vecchio” che è sempre stato, si poteva ancora leggere, dalla parte dei delinquenti e mai da quella dei “bravi cittadini italiani”. Italiani brava gente, ama dire Marco Pannella, anche di quelli che lo hanno insultato, spintonato e persino sputato perché, durante una manifestazione della sinistra radicale, ritenevano, vittime della disinformazione, che i Radicali, quelli veri, avessero votato a favore del governo Berlusconi. Ha ragione Pannella.  

Quegli italiani non sono cretini o cattivi, sono solo, loro malgrado, ignoranti. Sono le vere vittime di un sistema di propaganda e di disinformazione – spettacolare la campagna contro l’indulto partita il giorno dopo la sua entrata in vigore – in mano a partiti lottizzatori. Partiti con classi dirigenti spregiudicate che negli ultimi vent’anni hanno mirato e mirano a tutt’oggi (basta vedere quel che ha combinato la Lega nord sul ddl per la messa alla prova) a mantenere il consenso, oltre che coi clientelismi territoriali e corporativi, cavalcando il tema della sicurezza con populismo e demagogia. Per un pugno di voti -necessari a continuare a ricoprire cariche istituzionali attraverso le quali saccheggiare il debito pubblico italiano a colpi di indennità stratosferiche, auto blu, ostriche e champagne, lauree in Albania, videopoker e feste con donnine semivestite asservendo giornalisti ed editori impuri – non esitano a mettere a repentaglio, quotidianamente, per le strade del nostro paese, la sicurezza degli italiani. Chissà quante rapine, quanti scippi, quanti omicidi, sono stati compiuti in questi decenni da quei 50 detenuti su cento che, in più rispetto alla Norvegia – il cui sistema carcerario garantisce una minima recidivanza al 20 per cento – usciti dal carcere sono tornati a delinquere.  

Chissà quante vittime inconsapevoli dell’illegalità dello stato si sarebbero potute risparmiare. Perché quel che accade, in termini di minor sicurezza, è proprio il frutto dell’illegalità del sistema carcerario e del sistema della giustizia in Italia. Il nostro codice penale, al pari di quello norvegese, difatti, punisce con la reclusione gli autori dei delitti. La reclusione è privazione della libertà, non è anche privazione del diritto alla salute, del diritto al vitto, del diritto alla salubrità dei luoghi, del diritto alla riservatezza, del diritto alla dignità dell’uomo.

 L’ordinamento penitenziario, la nostra Costituzione e le convenzioni internazionali alle quali il nostro paese ha aderito, sanciscono il diritto alla rieducazione dei condannati, individuano percorsi carcerari per approdare al reinserimento del detenuto, vietano trattamenti inumani e degradanti. Carta straccia, la nostra Costituzione e le nostre leggi: per questo veniamo condannati, come stato canaglia, dalle giurisdizioni europee e internazionali, per lo spazio che ci divide tra le leggi che ci siamo dati, come collettività, e la loro applicazione pratica. 

Agli italiani che invocano la forca o la pena perpetua o che dicono che il carcere è una beauty farm (Grillo) e che dunque va bene così, lancio una sfida. Fate una Lista che espressamente punti a cambiare la Costituzione, il codice penale, l’ordinamento penitenziario e che punti espressamente a far uscire l’Italia dai trattati e dalle convenzioni internazionali. Abbiano il coraggio di uscire dall’ipocrisia i Di Pietro, i Bossi/Maroni, i Grillo, i Fini/Giovanardi, gli Storace, i Berlusconi, e dicano che i loro partiti e movimenti mirano a cambiare la Costituzione cancellando la funzione rieducativa della pena; dicano che i loro partiti mirano a sostituire nel codice penale la pena della reclusione, cioè la sola privazione della libertà, con la pena della reclusione accompagnata da quella della privazione del diritto alla salute, del diritto a vivere in ambienti salubri, del diritto al vitto decente, del diritto alla dignità dell’uomo.  

Spieghino, però, se ne hanno il coraggio, che con un sistema siffatto i detenuti tornano a delinquere nel 70 per cento dei casi, quindi sicurezza poca, ma tanta virilità e vendetta. Abbiano il coraggio, i Bersani, di cancellare l’art. 27 della Costituzione, che nello stabilire la presunzione d’innocenza dell’indagato/imputato fino a sentenza definitiva detta non solo una regola di giudizio processuale, ma anche una regola di trattamento di colui che viene sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere. 

Già, perché nel carcere di Poggioreale a ottobre del 2012, su 2.694 detenuti, solo 922 erano quelli condannati in via definiva, con statistiche che ci dicono che degli innocenti in carcere trattati come bestie —1.772 a Poggioreale — al netto dei suicidi, circa la metà verrà riconosciuta innocente in via definitiva. 

Abbia il coraggio Bersani, con i tanti magistrati in aspettativa eletti da decenni nelle liste del centrosinistra e che fungono da cinghia di trasmissione dei desiderata della più potente associazione italiana, l’Associazione nazionale magistrati, di scrivere in Costituzione e nel codice di procedura penale che la custodia cautelare in carcere è la regola perché ha la funzione di anticipare la pena; che un processo è giusto anche quando la sentenza arriva a 10 o a 20 anni dai fatti; che l’azione penale è obbligatoria solo se lo vuole il pubblico ministero; che l’amnistia la concedono i pubblici ministeri, a loro arbitrio, facendo prescrivere i reati sulle loro scrivanie prima dell’esercizio dell’azione penale nella misura del 70 per cento delle prescrizioni totali, pari a circa 170 mila all’anno, a un milione e 700 mila reati in dieci anni; che i magistrati sono gli unici cittadini italiani totalmente irresponsabili: civilmente, professionalmente e deontologicamente. Abbiano il coraggio tutti costoro di uscire dall’ipocrisia cui danno corpo le loro leggi, abbiano il coraggio di spiegare agli italiani — pronti a scendere nelle piazze se i servizi sanitari non funzionano, ma annichiliti e silenti di fronte alla bancarotta del servizio giustizia — come stanno le cose. 

Marco Pannella sa che questa ipocrisia è foriera di guai addirittura peggiori per la democrazia e la Lista per l’amnistia, la giustizia e la legalità ha il senso profondo di voler tornare alla Costituzione, al suo dettato. 

 “Una delle più gravi malattie, una delle più gravi eredità patologiche lasciate dal fascismo all’Italia” — diceva Piero Calamandrei durante i lavori della Costituente — “è stata quella del discredito delle leggi: gli italiani lo hanno sempre avuto assai scarso, ma lo hanno quasi assolutamente perduto durante il fascismo, il senso della legalità (…) questa perdita del senso della legalità è stata determinata dalla slealtà del legislatore fascista, che faceva leggi fittizie, truccate, meramente figurative, colle quali si industriava di far apparire come vero ciò che in realtà tutti sapevano che non era vero e non poteva esserlo. (…) 

Bisogna evitare che nel leggere questa nostra Costituzione gli italiani dicano anch’essi: non è vero nulla”. Auspicio caduto drammaticamente nel vuoto, quello di Piero Calamandrei, con un legislatore repubblicano che si è dimostrato della stessa pasta di quello fascista. Ma la Costituzione ieri, meglio dei Di Pietro, dei Bossi/Maroni, dei Fini/Giovanardi, dei Grillo, dei Berlusconi/Bersani oggi, si è occupata non solo della salvaguardia dei diritti umani, ma anche della sicurezza di tutti noi. Ecco perché l’amnistia non è oggi un atto di clemenza, ma è un atto necessario per poter tornare alla Costituzione dando l’avvio a un necessario percorso di riforme dell’intero sistema giustizia. 

La Lista per l’amnistia, la giustizia e la legalità questo si propone. Gli altri, a patto di averne il coraggio, si facciano avanti senza ipocrisie con le loro di Liste, quelle per cristallizzare lo status quo in Costituzione e nelle leggi, con buona pace non solo dei diritti umani dei detenuti e dei fruitori del servizio giustizia, ma anche della sicurezza dei cittadini liberi e incensurati.

AMBROGIO CRESPI, VICENDA CHE EVIDENZIA PROBLEMI DELLA GIUSTIZIA IN ITALIA – VIDEO

A margine della conferenza stampa che si è svolta al partito Radicale, sul caso di Ambrogio Crespi, sono stato intervistato da Clandestinoweb

Si tratta di una vicenda in cui si possono riscontrare molti di quei problemi che caratterizzano il sistema giustizia in Italia, che è il più condannato in Europa dalla corte europea dei diritti dell’uomo.

Il 1^ presidente della corte di Cassazione, Ernesto Lupo, in ogni occasione pubblica, denuncia l’abuso della custodia cautelare che fanno i magistrati ordinari, e noi dobbiamo ricordare che poco meno della metà dei detenuti che occupano le patrie galere sono in attesa di giudizio, quindi presunti innocenti, e di questi la metà all’esito del processo verrà dichiarata innocente.

 FIRMA LA PETIZIONE PER AMBROGIO CRESPI LIBERO SUBITO

mercoledì 19 dicembre 2012

LAZIO, RADICALI: SUI DECRETI ELEZIONI POLVERINI FONDATA LA RICHIESTA DI ANNULLAMENTO

Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei

Con la discussione avvenuta quest'oggi al TAR si è di fatto riscontrata la fondatezza dell'istanza con la quale abbiamo, insieme ad altri ricorrenti, chiesto di annullare il decreto di indizione della Polverini sulle elezioni regionali basato sull'elezione di 50 consiglieri invece dei 70 come previsto da Statuto e legge elettorale vigente. E' stato deciso di rinviare la decisione al 10 gennaio 2013, con la considerazione da parte del collegio che ci siano ancora i tempi per prendere una decisione diversa, in assenza ancora di una data per le elezioni.

Il nostro ricorso vuole ripristinare la legalità della prossima consultazione elettorale, anche per evitare che sia accertata nel merito dopo le elezioni, determinando l'annullamento ed il rinnovarsi della procedura elettorale con notevole spreco di risorse pubbliche, ed una ulteriore delegittimazione della istituzione Regione. 

venerdì 14 dicembre 2012

Regionali Lazio, depositato ricorso al TAR su numero consiglieri. I risparmi si realizzino con i tagli agli sprechi e non con quelli alla rappresentanza

I consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei, unitamente a Giuseppe Paliotta Presidente del  Movimento Cittadini e Lavoratori (MCL) e Donato Robilotta Presidente del Movimento Socialisti Riformisti hanno depositato il ricorso al TAR con il quale sono stati impugnati il decreto della Presidente Polverini che fissa in 50 oltre al Presidente i rappresentanti che si andranno ad eleggere alla prossima consultazione elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio e tutti gli altri atti collegati e connessi.

I consiglieri regionali Radicali dichiarano:

“Tale decreto è stato emanato in violazione di quanto stabilito sia nello Statuto che nella legge elettorale della Regione Lazio. I risparmi che giustamente il Governo tenta di conquistare non possono essere raggiunti in spregio alla legalità e vanno realizzati tagliando emolumenti e privilegi agli eletti e non riducendo la rappresentanza. La decurtazione dei compensi e delle prebende che attualmente spettano ai consiglieri può produrre risparmi ben superiori alla riduzione di venti consiglieri.

L’applicazione di tale criterio che, ribadiamo, comunque dovrebbe essere assunto seguendo un iter legislativo corretto e non quello che si sta tentando di imporre, provocherebbe altresì, oltre a una riduzione complessiva della rappresentanza, anche una penalizzazione iniqua delle province minori.

Sul ricorso è già stata fissata l’udienza per la sospensiva per il prossimo martedì 18. A questo punto auspichiamo che si decida per l’election day per due ordini di ragioni.

Da un lato perché chiamare i cittadini al voto a distanza di un paio di settimane comporta un aggravio di spesa pubblica ingiustificabile in qualsiasi momento, ma a maggior ragione in questa fase di crisi e di difficoltà economiche in cui versa il Paese nel suo complesso e perché posticipare di qualche settimana la data per il deposito delle liste può evitare quell’illegalità nella raccolta delle firme che allo stato è certa vista la ridottissima disponibilità di tempo a disposizione se fosse confermata l’attuale scadenza al 4 gennaio, rendendo quindi necessario raccogliere le firme in queste giornate festive, posto che ancora non è disponibile neanche il vademecum elettorale e il facsimile dei moduli per la raccolta delle sottoscrizioni necessarie alla presentazione delle liste.

Come abbiamo sempre fatto, prova recente ne è la vicenda “Firmigoni”,  noi vigileremo e verificheremo la legalità nella raccolta delle firme e auspichiamo che tanti cittadini si attivino per fare altrettanto nei confronti di tutte le formazioni politiche che si presenteranno alla competizione elettorale”.

mercoledì 12 dicembre 2012

Regionali Lazio, inviata lettera al Ministro Cancellieri su gravi irregolarità

I consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei, hanno inviato una lettera al ministro dell’Interno Cancellieri per denunciare una grave irregolarità relativa al processo elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio e l’elezione del presidente della Giunta.

Nella lettera - analoga a quella del capogruppo Radicale al Comune di Milano Marco Cappato sulla medesima situazione per le regionali in Lombardia – i consiglieri Rossodivita e Berardo denunciano l’indisponibilità, presso l'Ufficio elettorale della Prefettura, del vademecum elettorale e il facsimile dei moduli per raccogliere le sottoscrizioni necessarie alla presentazione delle liste.

Ciò significa, precisano i consiglieri Radicali, che, pur essendo aperti i termini, strettissimi, per raccogliere le firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali, tale presentazione continua, di fatto, ad essere ostacolata dall'impossibilità materiale di procedere alla raccolta delle firme.

Si tratta, scrivono Rossodivita e Berardo, “di un fatto gravissimo, per il quale ci riserviamo ogni azione giudiziaria atta a difendere i diritti civili e politici dei cittadini”.

I consiglieri Radicali aggiungono che tale irregolarità si aggiunge ad un contesto che è stato e sarà assolutamente precario circa l’agibilità democratica dell’intera procedura elettorale, connotata dalla costante incertezza relativa alla data del voto e, come rilevato nel parere pro veritate del Prof. Michele Ainis,  in violazione della dell’art. 3 della legge regionale n.2 del 2005 e dell’art. 19 dello Statuto della regione Lazio.

Con lettera, i consiglieri Rossodivita e Berardo chiedono al ministro Cancellieri di intervenire con urgenza per porre fine all'illegalità in corso e prendere le misure necessarie per rimediare ai danni che irrimediabilmente si stanno producendo nei confronti dei cittadini e delle forze politiche che devono raccogliere le firme.

sabato 24 novembre 2012

Elezioni Lazio: Radicali, Fds, Psi, Sel, Verdi inviano parere pro veritate prof. Ainis a massime cariche istituzionali.

I gruppi consiliari regionali del Lazio della Lista Bonino Pannella, Federazione della Sinistra, Partito Socialista, Sinistra Ecologia e Libertà, e Verdi hanno quest’oggi inviato alla Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, al Presidente del Consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese, al Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri e per conoscenza al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un parere pro veritate - richiesto dai gruppi medesimi al Professore Michele Ainis - in merito alla vicenda dell’indizione delle elezioni regionali del Lazio, in particolare in relazione al numero di consiglieri che costituiranno il plenum della prossima legislatura.

Comunicato dei gruppi consiliari regionali del Lazio della Lista Bonino Pannella, Federazione della Sinistra, Partito Socialista, Sinistra Ecologia e Libertà, e Verdi

A seguito del pronunciamento pubblico della Presidente Renata Polverini di voler indire le prossime elezioni indicando con cinquanta il numero di consiglieri da eleggere, riteniamo illegale dal punto di vista statutario e irresponsabile politicamente indire le prossime elezioni regionali del Lazio in modo difforme da quanto stabilito dallo Statuto della Regione e da quanto disciplinato dalle regole della legge elettorale vigente. Una scelta diversa, infatti, porterà di sicuro la Regione a subire ricorsi di natura amministrativa e la stessa istituzione a una grave situazione di stallo.
La scorsa legislatura ebbe un inizio burrascoso, a seguito della mancata presentazione della lista del Pdl di Roma, ed è finita peggio. Per questo ci auguriamo che la prossima abbia un principio diverso, visto che necessariamente deve avere autorevolezza costituente e non essere minata da ricorsi e incertezze amministrative.
Fermo restando che i tagli previsti dal Governo attraverso il suo decreto potranno e dovranno necessariamente effettuarsi come i primi atti della prossima legislatura, ciò non può avvenire attraverso autonome interpretazioni dello Statuto e della legge elettorale da parte del Presidente della Regione.
Ritenendo, dunque, inaccettabile seguire altre strade che non siano quelle rispettose della legalità, abbiamo chiesto un parere pro veritate sulla vicenda al Professore Michele Ainis, i cui estratti pubblichiamo di seguito - e che integralmente può essere letto qui http://www.radicalilazio.it/sito/system/files/parere-pro-veritate-ainis.pdf -, che auspichiamo possa essere tenuto nella dovuta considerazione dalle massime cariche istituzionali a cui è rivolto.

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SCHEDA PARERE PRO VERITATE PROF. AINIS

È stato chiesto al Prof. Michele Ainis di dirimere le seguenti questioni di diritto sottese alla corretta individuazione del numero dei consiglieri del prossimo Consiglio regionale del Lazio anche alla luce delle intenzioni apparse a mezzo stampa dalla Presidente della Regione Lazio.

QUESTIONI SOLLEVATE

1) È legittimo ridurre i consiglieri regionali con atto unilaterale dello Stato?

2)Il Consiglio regionale del Lazio decaduto può modificare la legge elettorale e lo Statuto?

3) Il Consiglio Regionale del Lazio può emendare la sola legge elettorale senza modificare lo Statuto?

4) Il Presidente della Regione può procedere alla riduzione dei consiglieri regionali direttamente attraverso il decreto di indizione delle elezioni regionali, senza modifiche sullo Statuto della Regione Lazio e sulla sua legge elettorale?

Le domande pongono in questione i rapporti tra le fonti del diritto (statali e regionali), nonché la competenza devoluta a ciascuna fonte normativa.

Le conclusioni del Prof. Ainis a seguito di articolata disamina della normativa vigente, della giurisprudenza e della migliore dottrina in materia è stata in tutti i casi negativa.

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1) È legittimo ridurre i consiglieri regionali con atto unilaterale dello Stato?

Nel parere si ricorda come le riforma costituzionale del 1999 che ha riscritto l’art. 123 Cost. “abbia inciso profondamente sulla natura giuridica e sull’efficacia degli Statuti regionali”; se ante riforma, “era forse opinabile la legittimità di un intervento diretto della legge statale per rimodulare disposizioni statutarie; oggi tale intervento va categoricamente escluso. La legge dello Stato che pretenda di correggere uno Statuto regionale è doppiamente incostituzionale: per una ragione sostanziale (perché reciderebbe l’autonomia delle Regioni) e per una ragione formale (perché sostituirebbe il procedimento «rafforzato» di cui all’art. 123 Cost. con la normale procedura di approvazione della legge parlamentare). Dunque il decreto legge n. 174 del 2012 – oggetto del presente parere pro veritate– è affetto da un vizio di legittimità costituzionale.”

2)Il Consiglio regionale del Lazio decaduto può modificare la legge elettorale e lo Statuto?

“ (…) Resta da chiedersi se il decreto legge n. 174, pur non potendo direttamente imporsi nell’ordinamento regionale, possa ricevere spontanea applicazione dalla Regione Lazio. Quid iuris ove il Consiglio regionale corregga la legge elettorale e lo Statuto, prima dell’appuntamento con le urne? In questo caso, evidentemente, i cittadini voterebbero per eleggere 50 consiglieri; ma il punto è che non può farlo, perché il Consiglio è stato sciolto il 28 settembre 2012, prima ancora che il governo approvasse il decreto 174. Da tale angolatura, l’esecutivo ha posto una condizione impossibile alla Regione Lazio, o per meglio dire costituzionalmente e temporalmente impossibile”.

Il professore affronta anche la soluzione prospettata al Presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese dal Servizio legislativo del Consiglio, “attraverso un parere del 6 novembre 2012, in cui gli Uffici usavano un duplice argomento. In primo luogo, l’assenza di norme statutarie circa l’affievolimento dei poteri del Consiglio consentirebbe la prosecuzione della sua attività di predisposizione normativa; in secondo luogo, la giurisprudenza costituzionale (e in particolare la sentenza n. 68 del 2010) estenderebbe a tale fattispecie il regime generale della prorogatio dei poteri. Dunque il Consiglio regionale del Lazio potrebbe senz’altro deliberare le necessarie novelle normative, trattandosi di atti urgenti e indifferibili, onde evitare le sanzioni prefigurate dal decreto 174.

Entrambi gli argomenti sono errati, in via di fatto e in punto di diritto. Non è esatto che lo Statuto del Lazio sia del tutto orfano di norme circa il governo regionale, nel tempo che precede l’insediamento dei nuovi organi d’indirizzo politico” si vedano gli artt. 45 e 22 dello Statuto (…).Dunque la potestà di provvedere all’ordinaria amministrazione, o altrimenti di compiere gli atti urgenti e indifferibili, rimane circoscritta – per una scelta esplicita dello Statuto regionale – agli organi di vertice dell’esecutivo e del legislativo. Ma non si estende viceversa al Consiglio regionale nel suo plenum: ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.

Quanto alla giurisprudenza costituzionale, è affermazione costantemente ripetuta che l’istituto della prorogatio si distingua dalla proroga delle assemblee legislative, eccezionalmente prevista dall’art. 60 Cost. soltanto in caso di guerra: il primo confinato all’amministrazione straordinaria, il secondo esteso a quella ordinaria. Nell’ambito di tale perimetro ristretto, la prorogatio può ben applicarsi alle assemblee legislative regionali, nei limiti però del dettato statutario: dopo la riforma del Titolo V, la Corte costituzionale ha ravvisato una riserva di Statuto circa la disciplina della prorogatio dei Consigli regionali, poiché il nuovo art. 123 Cost. riserva per l’appunto allo Statuto la determinazione della forma di governo regionale. A sua volta, la sentenza n. 68 del 2010 – richiamata nel parere del Servizio legislativo del Consiglio regionale del Lazio – non si discosta da tale orientamento; anzi ne circoscrive ulteriormente la portata, annullando due leggi della Regione Abruzzo per aver regolato materie ordinarie pur dopo la decadenza del Consiglio regionale. Ed è importante sottolineare come quest’ultima pronunzia abbia inibito espressamente ogni intervento legislativo in grado d’influenzare la scelta degli elettori, se operato da un Consiglio regionale in prorogatio alla vigilia del voto (punto 4.3. della motivazione). Ora, quale intervento può alterare maggiormente la competizione elettorale se non la modifica della stessa legge elettorale?

Da qui una doppia conclusione. Primo: nel silenzio dello Statuto, il Consiglio regionale del Lazio in prorogatio deve astenersi da ogni modifica di tipo ordinamentale, quale deve ritenersi senza dubbio l’alterazione del numero dei consiglieri regionali, operata novellando la legge elettorale. Secondo: a maggior ragione, gli è precluso novellare lo Statuto, sia per carenza di legittimazione, sia perché ne mancherebbe il tempo, stando alla procedura dettata dall’art. 123 Cost. D’altronde l’inibizione a procedere a riforme statutarie da parte di un Consiglio regionale decaduto è assolutamente pacifica in dottrina.

3) Il Consiglio Regionale del Lazio può emendare la sola legge elettorale senza modificare lo Statuto?

(…) merita appena qualche cenno la soluzione prospettata – sia pure in via ipotetica e perplessa – dal servizio legislativo del Consiglio regionale, nel suo parere supra richiamato: ovvero «adeguare quantomeno la legge elettorale regionale (art. 3, comma 1, della l.r. 2/2005), così da limitare i rischi legati ad una eventuale contestazione del decreto di indizione delle elezioni e del decreto di riparto dei seggi nelle circoscrizioni provinciali».

In realtà il mutamento della sola legge elettorale si espone a vari profili d’incostituzionalità, come del resto riconosce implicitamente lo stesso Servizio legislativo, quando afferma che ciò limiterebbe i rischi di un successivo contenzioso, senza eliminarli alla radice. E infatti, da un lato, un Consiglio regionale in regime di prorogatio non può mettere mano alla normativa elettorale, per le ragioni illustrate nel punto precedente, nonché attestate dalla sentenza n. 68 del 2010 della Corte costituzionale. Dall’altro lato, quand’anche – in via di mera ipotesi – fosse lecito al Consiglio modificare la legge regionale n. 2 del 2005, per abbassare da 70 a 50 i consiglieri regionali, quest’ultima si troverebbe in insanabile contrasto con l’art. 19 dello Statuto, che a sua volta continuerebbe a stabilire un numero di 70 consiglieri. Sennonché nessuna legge regionale può derogare allo Statuto, senza incorrere in un vizio d’illegittimità costituzionale: il rimedio prospettato sarebbe quindi inutile, oltre che fonte di ulteriori contenziosi.

Il rapporto gerarchico intercorrente fra Statuti e leggi regionali è unanimemente riconosciuto nella dottrina giuspubblicistica e nella giurisprudenza costituzionale.(…)

(…) In seguito il tribunale costituzionale ha ulteriormente precisato la natura e l’estensione del vincolo statutario rispetto alla legge regionale. Quest’ultima ha un valore non assimilabile a quello dello Statuto regionale, e dunque non può prenderne le veci, poiché ogni Statuto si «colloca al vertice delle fonti regionali» (sentenza n. 304 del 2002). Il rapporto fra Statuto e legge regionale si costruisce in termini di superiorità gerarchica del primo rispetto alla seconda, dato il «carattere fondamentale della fonte statutaria, comprovato dal procedimento aggravato previsto dall’art. 123, commi secondo e terzo, della Costituzione» (sentenza n. 4 del 2010).

Circa la fattispecie oggetto del presente parere pro veritate, è infine oltremodo eloquente la sentenza n. 188 del 2011: fra le materie riservate alla competenza statutaria «rientra la determinazione del numero dei membri del Consiglio, in quanto la composizione dell’organo legislativo regionale rappresenta una fondamentale “scelta politica sottesa alla determinazione della forma di governo della Regione” (sentenza n. 3 del 2006). Di conseguenza, quando la fonte statutaria indica un numero fisso di consiglieri, senza possibilità di variazione, la legge regionale non può prevedere meccanismi diretti ad attribuire seggi aggiuntivi» (punto 4.1. della motivazione).

4) Il Presidente della Regione può procedere alla riduzione dei consiglieri regionali direttamente attraverso il decreto di indizione delle elezioni regionali, senza modifiche sullo Statuto della Regione Lazio e sulla sua legge elettorale?

(…) È appena il caso d’osservare che tale modalità procedurale violerebbe – oltre alla riserva di Statuto, già esaminata retro – anche la riserva di legge regionale sancita dall’art. 122 Cost. («Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione»). È il caso d’aggiungere altresì che l’art. 19, comma 2, dello Statuto laziale configura un procedimento «rinforzato» per l’approvazione della legge elettorale regionale –diversamente dalla maggioranza delle altre Regioni – proprio allo scopo di preservarne la stabilità.

Eppure tale soluzione viene prospettata nel parere 6 novembre 2012 del Servizio legislativo, giustificandola in nome delle «oggettive difficoltà politiche legate ad una eventuale convocazione del Consiglio»: come se i problemi delle forze politiche potessero autorizzarle a scavalcare le regole costituzionali, come se la Costituzione non erigesse un limite rispetto alla politica, anziché il contrario.

È ancora più stravagante la tesi interpretativa affacciata dal Servizio legislativo per sostenere le proprie conclusioni: «l’art. 2, comma 3, del dl n. 174/2012 è cronologicamente successivo sia allo Statuto (legge statutaria 1/2004) sia alla legge elettorale regionale (l.r. 2/2005) e ha stabilito relativamente al numero dei consiglieri una disciplina dettagliata di natura cedevole che produrrà i suoi effetti sino al concreto esercizio da parte del legislatore regionale delle proprie prerogative». In altre parole, a giudizio dell’ufficio dovrebbe farsi applicazione in questo caso del criterio cronologico, secondo il quale lex posterior derogat priori. Ma il criterio cronologico – come sa bene qualunque operatore del diritto – non vale tra fonti separate, quali tipicamente sono la legge statale e quella regionale (per non parlare poi dello Statuto, che certamente non può venire abrogato né modificato da una legge dello Stato): in tali casi s’applica esclusivamente il criterio della competenza, sicché ciascuna fonte deve regolare il proprio ambito, senza mai invadere i territori altrui.(…) La Corte costituzionale ha sempre avallato tale impostazione, come testimonia l’intera sua giurisprudenza.

Oltretutto la via indicata dal Servizio legislativo pone un problema irresolubile, salvo consegnare la potestà legislativa a un organo monocratico (peraltro già scaduto) qual è il Presidente della Regione Lazio. Come ripartire infatti i seggi in palio fra i consiglieri eletti attraverso il “listino” e quelli eletti secondo il metodo proporzionale? Il criterio adottato dall’art. 3 della legge reg. Lazio n. 2 del 2005, si riferisce al numero di 70 consiglieri, ma non può offrire alcuna indicazione ove tale cifra venga ridotta a 50 consiglieri. Viceversa il Servizio legislativo prospetta una sorta di “interpretazione al quadrato”, un’interpretazione dell’altra sua interpretazione fondata sulla lex posterior: indicendo le elezioni, il Presidente della Regione dovrebbe ricavare dall’art. 6 della legge elettorale regionale – «letto all’interno dell’impianto della legge 108/68» – la quota parte dei seggi da ripartire nelle singole circoscrizioni. Più precisamente, «il numero massimo dei seggi riservati al premio di maggioranza, da assegnare attraverso il c.d. “listino”, corrisponde in ogni caso al 20% del totale, che calibrato su 50 consiglieri equivale a 10 seggi. Conseguentemente i seggi che il Presidente della Regione dovrebbe assegnare nelle circoscrizioni in base all’art. 4 della l.r. 2/2005 risulterebbero essere 40».

E perché mai? Se l’ispirazione che sorregge il decreto legge 174 del governo Monti – di cui il Servizio legislativo pretenderebbe l’immediata applicazione – consiste nel porre un argine contro i fenomeni di malcostume che hanno innescato una crisi di fiducia nelle istituzioni regionali, allora tanto varrebbe eleggere tutti e 50 i consiglieri con metodo proporzionale, eliminando la lista bloccata che d’altronde l’opinione pubblica percepisce come strumento di favoritismi e corruttele. O altrimenti si potrebbe argomentare in senso opposto, conservando i 14 consiglieri eletti con il premio di maggioranza e abbassando a 36 il numero degli altri consiglieri regionali. Ogni soluzione è praticabile, e perciò nessuna. Ogni scelta, nelle condizioni date, è in realtà libera nel fine. Quindi discrezionale, se non arbitraria. Ma la discrezionalità politica contraddistingue la funzione legislativa, non quella esecutiva. E oltretutto il legislatore, in uno Stato di diritto, è pur sempre assoggettato alle regole costituzionali. In questo caso la scelta resterebbe viceversa svincolata da ogni regola.

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Il parere pro veritate del Prof. Michele Ainis può essere letto integralmente qui:

http://www.radicalilazio.it/sito/system/files/parere-pro-veritate-ainis.pdf -,


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parere-pro-veritate-ainis.pdf 120.07 KB

Sanità, radicali: grave situazione di crisi finanziaria della fondazione Villa Maraini. Radicali presentano interrogazione urgente sull’incredibile comportamento della Regione Lazio

Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei




Il Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei, hanno oggi depositato una interrogazione urgente alla Presidente della Giunta della Regione Lazio, che ha anche l’interim alla Sanità, sulla grave situazione di crisi in cui si trova la Fondazione Villa Maraini, la più importante e storica comunità per la cura della tossicodipendenza di Roma.

Nell’interrogazione si ricorda che la struttura, fondata nel 1976 da Massimo Barra, ha sviluppato nel tempo un ampio ventaglio di servizi, ora forniti a più di 600 utenti al giorno, fruiti complessivamente da più di 4.000 soggetti l'anno, e differenziati in relazione alle esigenze individuali.

La Fondazione opera sul territorio con tre comunità terapeutiche, un servizio di emergenza H24, due unità di strada, un centro diurno di prima accoglienza, due centri di accoglienza notturna, programmi specifici per tossicodipendenti detenuti (in carcere o agli arresti domiciliari presso Villa Maraini, un gruppo di assistenza familiare e una cooperativa di lavoro.

Dopo oltre 35 anni di attività, Villa Maraini è l'unico centro antidroga a Roma aperto 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. Il centro Villa Maraini è stato autorizzato all'erogazione del metadone dal 1997. Nel corso del solo 2011 il centro ne ha somministrate 90.117 dosi; 1.065 somministrazioni di metadone sono state effettuate dal servizio di emergenza di Villa Maraini all'esterno della struttura: presso caserme dei Carabinieri (373), sedi della Polizia di Stato o locale (188), tribunali (479), domicilio (1) e perfino ospedali (24); per ciascuna somministrazione di metadone la Regione Lazio corrispondeva a Villa Maraini la somma di 5,28 euro, comprensiva del costo del farmaco, secondo una delibera che veniva rinnovata ogni anno.
L'ultima delibera della Regione Lazio è scaduta però il 31 dicembre 2011 e non è stata ancora rinnovata. Da allora la struttura ha continuato a somministrare quotidianamente tra 250 e 300 dosi di metadone a proprie spese, anticipando anche i costi del farmaco, senza ricevere rimborsi;

Nell’interrogazione, inoltre, viene ricordato che la Regione Lazio ha ignorato alcuni disposizioni di legge contenute nella normativa nazionale antidroga di cui al testo unico 309 del 1990 tutt'ora in vigore, pregiudicando così ogni azione di aiuto e tutela dei tossicodipendenti; appare inoltre evidente quanto il comportamento della Regione Lazio abbia danneggiato i tanti utenti che, nonostante le limitazioni - non solo economiche - che sono state arbitrariamente imposte alla fondazione Villa Maraini, continuano a riporre in essa piena fiducia e a prediligerla, anche perché nessuno dei Ser.T. opera nell'arco delle 24 ore né, soprattutto, possiede tutti i requisiti per funzionare previsti dalla legge.

I Consiglieri regionali Radicali chiedono di sapere dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio se intenda intervenire al più presto per trovare una soluzione a questa intollerabile sottomissione di Villa Maraini ai Ser.T., superando le pregresse omissioni e illegittimità, anche perché tutto ciò rischia di bloccare l'attività e mettere a rischio la stessa sopravvivenza del centro e, se alla luce di quanto esposto, la Regione intenda adempiere alle disposizioni contenute nella normativa nazionale antidroga e, ancora, se considerati i ritardi nei pagamenti da parte degli enti pubblici con cui la Fondazione è convenzionata - non ritenga opportuno e urgente assumere ogni iniziativa, per quanto di competenza, affinché sia garantita la continuità operativa della fondazione suddetta, tutelando sia le migliaia di utenti che di essa usufruiscono sia i collaboratori che in essa lavorano, assicurando così l'efficienza della struttura, che può essere considerata l'unico centro antidroga nella città di Roma.