I gruppi consiliari regionali del Lazio della Lista Bonino Pannella, Federazione della Sinistra, Partito Socialista, Sinistra Ecologia e Libertà, e Verdi hanno quest’oggi inviato alla Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, al Presidente del Consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese, al Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri e per conoscenza al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un parere pro veritate - richiesto dai gruppi medesimi al Professore Michele Ainis - in merito alla vicenda dell’indizione delle elezioni regionali del Lazio, in particolare in relazione al numero di consiglieri che costituiranno il plenum della prossima legislatura.
Comunicato dei gruppi consiliari regionali del Lazio della Lista Bonino Pannella, Federazione della Sinistra, Partito Socialista, Sinistra Ecologia e Libertà, e Verdi
A seguito del pronunciamento pubblico della Presidente Renata Polverini di voler indire le prossime elezioni indicando con cinquanta il numero di consiglieri da eleggere, riteniamo illegale dal punto di vista statutario e irresponsabile politicamente indire le prossime elezioni regionali del Lazio in modo difforme da quanto stabilito dallo Statuto della Regione e da quanto disciplinato dalle regole della legge elettorale vigente. Una scelta diversa, infatti, porterà di sicuro la Regione a subire ricorsi di natura amministrativa e la stessa istituzione a una grave situazione di stallo.
La scorsa legislatura ebbe un inizio burrascoso, a seguito della mancata presentazione della lista del Pdl di Roma, ed è finita peggio. Per questo ci auguriamo che la prossima abbia un principio diverso, visto che necessariamente deve avere autorevolezza costituente e non essere minata da ricorsi e incertezze amministrative.
Fermo restando che i tagli previsti dal Governo attraverso il suo decreto potranno e dovranno necessariamente effettuarsi come i primi atti della prossima legislatura, ciò non può avvenire attraverso autonome interpretazioni dello Statuto e della legge elettorale da parte del Presidente della Regione.
Ritenendo, dunque, inaccettabile seguire altre strade che non siano quelle rispettose della legalità, abbiamo chiesto un parere pro veritate sulla vicenda al Professore Michele Ainis, i cui estratti pubblichiamo di seguito - e che integralmente può essere letto qui http://www.radicalilazio.it/sito/system/files/parere-pro-veritate-ainis.pdf -, che auspichiamo possa essere tenuto nella dovuta considerazione dalle massime cariche istituzionali a cui è rivolto.
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SCHEDA PARERE PRO VERITATE PROF. AINIS
È stato chiesto al Prof. Michele Ainis di dirimere le seguenti questioni di diritto sottese alla corretta individuazione del numero dei consiglieri del prossimo Consiglio regionale del Lazio anche alla luce delle intenzioni apparse a mezzo stampa dalla Presidente della Regione Lazio.
QUESTIONI SOLLEVATE
1) È legittimo ridurre i consiglieri regionali con atto unilaterale dello Stato?
2)Il Consiglio regionale del Lazio decaduto può modificare la legge elettorale e lo Statuto?
3) Il Consiglio Regionale del Lazio può emendare la sola legge elettorale senza modificare lo Statuto?
4) Il Presidente della Regione può procedere alla riduzione dei consiglieri regionali direttamente attraverso il decreto di indizione delle elezioni regionali, senza modifiche sullo Statuto della Regione Lazio e sulla sua legge elettorale?
Le domande pongono in questione i rapporti tra le fonti del diritto (statali e regionali), nonché la competenza devoluta a ciascuna fonte normativa.
Le conclusioni del Prof. Ainis a seguito di articolata disamina della normativa vigente, della giurisprudenza e della migliore dottrina in materia è stata in tutti i casi negativa.
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1) È legittimo ridurre i consiglieri regionali con atto unilaterale dello Stato?
Nel parere si ricorda come le riforma costituzionale del 1999 che ha riscritto l’art. 123 Cost. “abbia inciso profondamente sulla natura giuridica e sull’efficacia degli Statuti regionali”; se ante riforma, “era forse opinabile la legittimità di un intervento diretto della legge statale per rimodulare disposizioni statutarie; oggi tale intervento va categoricamente escluso. La legge dello Stato che pretenda di correggere uno Statuto regionale è doppiamente incostituzionale: per una ragione sostanziale (perché reciderebbe l’autonomia delle Regioni) e per una ragione formale (perché sostituirebbe il procedimento «rafforzato» di cui all’art. 123 Cost. con la normale procedura di approvazione della legge parlamentare). Dunque il decreto legge n. 174 del 2012 – oggetto del presente parere pro veritate– è affetto da un vizio di legittimità costituzionale.”
2)Il Consiglio regionale del Lazio decaduto può modificare la legge elettorale e lo Statuto?
“ (…) Resta da chiedersi se il decreto legge n. 174, pur non potendo direttamente imporsi nell’ordinamento regionale, possa ricevere spontanea applicazione dalla Regione Lazio. Quid iuris ove il Consiglio regionale corregga la legge elettorale e lo Statuto, prima dell’appuntamento con le urne? In questo caso, evidentemente, i cittadini voterebbero per eleggere 50 consiglieri; ma il punto è che non può farlo, perché il Consiglio è stato sciolto il 28 settembre 2012, prima ancora che il governo approvasse il decreto 174. Da tale angolatura, l’esecutivo ha posto una condizione impossibile alla Regione Lazio, o per meglio dire costituzionalmente e temporalmente impossibile”.
Il professore affronta anche la soluzione prospettata al Presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese dal Servizio legislativo del Consiglio, “attraverso un parere del 6 novembre 2012, in cui gli Uffici usavano un duplice argomento. In primo luogo, l’assenza di norme statutarie circa l’affievolimento dei poteri del Consiglio consentirebbe la prosecuzione della sua attività di predisposizione normativa; in secondo luogo, la giurisprudenza costituzionale (e in particolare la sentenza n. 68 del 2010) estenderebbe a tale fattispecie il regime generale della prorogatio dei poteri. Dunque il Consiglio regionale del Lazio potrebbe senz’altro deliberare le necessarie novelle normative, trattandosi di atti urgenti e indifferibili, onde evitare le sanzioni prefigurate dal decreto 174.
Entrambi gli argomenti sono errati, in via di fatto e in punto di diritto. Non è esatto che lo Statuto del Lazio sia del tutto orfano di norme circa il governo regionale, nel tempo che precede l’insediamento dei nuovi organi d’indirizzo politico” si vedano gli artt. 45 e 22 dello Statuto (…).Dunque la potestà di provvedere all’ordinaria amministrazione, o altrimenti di compiere gli atti urgenti e indifferibili, rimane circoscritta – per una scelta esplicita dello Statuto regionale – agli organi di vertice dell’esecutivo e del legislativo. Ma non si estende viceversa al Consiglio regionale nel suo plenum: ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.
Quanto alla giurisprudenza costituzionale, è affermazione costantemente ripetuta che l’istituto della prorogatio si distingua dalla proroga delle assemblee legislative, eccezionalmente prevista dall’art. 60 Cost. soltanto in caso di guerra: il primo confinato all’amministrazione straordinaria, il secondo esteso a quella ordinaria. Nell’ambito di tale perimetro ristretto, la prorogatio può ben applicarsi alle assemblee legislative regionali, nei limiti però del dettato statutario: dopo la riforma del Titolo V, la Corte costituzionale ha ravvisato una riserva di Statuto circa la disciplina della prorogatio dei Consigli regionali, poiché il nuovo art. 123 Cost. riserva per l’appunto allo Statuto la determinazione della forma di governo regionale. A sua volta, la sentenza n. 68 del 2010 – richiamata nel parere del Servizio legislativo del Consiglio regionale del Lazio – non si discosta da tale orientamento; anzi ne circoscrive ulteriormente la portata, annullando due leggi della Regione Abruzzo per aver regolato materie ordinarie pur dopo la decadenza del Consiglio regionale. Ed è importante sottolineare come quest’ultima pronunzia abbia inibito espressamente ogni intervento legislativo in grado d’influenzare la scelta degli elettori, se operato da un Consiglio regionale in prorogatio alla vigilia del voto (punto 4.3. della motivazione). Ora, quale intervento può alterare maggiormente la competizione elettorale se non la modifica della stessa legge elettorale?
Da qui una doppia conclusione. Primo: nel silenzio dello Statuto, il Consiglio regionale del Lazio in prorogatio deve astenersi da ogni modifica di tipo ordinamentale, quale deve ritenersi senza dubbio l’alterazione del numero dei consiglieri regionali, operata novellando la legge elettorale. Secondo: a maggior ragione, gli è precluso novellare lo Statuto, sia per carenza di legittimazione, sia perché ne mancherebbe il tempo, stando alla procedura dettata dall’art. 123 Cost. D’altronde l’inibizione a procedere a riforme statutarie da parte di un Consiglio regionale decaduto è assolutamente pacifica in dottrina.
3) Il Consiglio Regionale del Lazio può emendare la sola legge elettorale senza modificare lo Statuto?
(…) merita appena qualche cenno la soluzione prospettata – sia pure in via ipotetica e perplessa – dal servizio legislativo del Consiglio regionale, nel suo parere supra richiamato: ovvero «adeguare quantomeno la legge elettorale regionale (art. 3, comma 1, della l.r. 2/2005), così da limitare i rischi legati ad una eventuale contestazione del decreto di indizione delle elezioni e del decreto di riparto dei seggi nelle circoscrizioni provinciali».
In realtà il mutamento della sola legge elettorale si espone a vari profili d’incostituzionalità, come del resto riconosce implicitamente lo stesso Servizio legislativo, quando afferma che ciò limiterebbe i rischi di un successivo contenzioso, senza eliminarli alla radice. E infatti, da un lato, un Consiglio regionale in regime di prorogatio non può mettere mano alla normativa elettorale, per le ragioni illustrate nel punto precedente, nonché attestate dalla sentenza n. 68 del 2010 della Corte costituzionale. Dall’altro lato, quand’anche – in via di mera ipotesi – fosse lecito al Consiglio modificare la legge regionale n. 2 del 2005, per abbassare da 70 a 50 i consiglieri regionali, quest’ultima si troverebbe in insanabile contrasto con l’art. 19 dello Statuto, che a sua volta continuerebbe a stabilire un numero di 70 consiglieri. Sennonché nessuna legge regionale può derogare allo Statuto, senza incorrere in un vizio d’illegittimità costituzionale: il rimedio prospettato sarebbe quindi inutile, oltre che fonte di ulteriori contenziosi.
Il rapporto gerarchico intercorrente fra Statuti e leggi regionali è unanimemente riconosciuto nella dottrina giuspubblicistica e nella giurisprudenza costituzionale.(…)
(…) In seguito il tribunale costituzionale ha ulteriormente precisato la natura e l’estensione del vincolo statutario rispetto alla legge regionale. Quest’ultima ha un valore non assimilabile a quello dello Statuto regionale, e dunque non può prenderne le veci, poiché ogni Statuto si «colloca al vertice delle fonti regionali» (sentenza n. 304 del 2002). Il rapporto fra Statuto e legge regionale si costruisce in termini di superiorità gerarchica del primo rispetto alla seconda, dato il «carattere fondamentale della fonte statutaria, comprovato dal procedimento aggravato previsto dall’art. 123, commi secondo e terzo, della Costituzione» (sentenza n. 4 del 2010).
Circa la fattispecie oggetto del presente parere pro veritate, è infine oltremodo eloquente la sentenza n. 188 del 2011: fra le materie riservate alla competenza statutaria «rientra la determinazione del numero dei membri del Consiglio, in quanto la composizione dell’organo legislativo regionale rappresenta una fondamentale “scelta politica sottesa alla determinazione della forma di governo della Regione” (sentenza n. 3 del 2006). Di conseguenza, quando la fonte statutaria indica un numero fisso di consiglieri, senza possibilità di variazione, la legge regionale non può prevedere meccanismi diretti ad attribuire seggi aggiuntivi» (punto 4.1. della motivazione).
4) Il Presidente della Regione può procedere alla riduzione dei consiglieri regionali direttamente attraverso il decreto di indizione delle elezioni regionali, senza modifiche sullo Statuto della Regione Lazio e sulla sua legge elettorale?
(…) È appena il caso d’osservare che tale modalità procedurale violerebbe – oltre alla riserva di Statuto, già esaminata retro – anche la riserva di legge regionale sancita dall’art. 122 Cost. («Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione»). È il caso d’aggiungere altresì che l’art. 19, comma 2, dello Statuto laziale configura un procedimento «rinforzato» per l’approvazione della legge elettorale regionale –diversamente dalla maggioranza delle altre Regioni – proprio allo scopo di preservarne la stabilità.
Eppure tale soluzione viene prospettata nel parere 6 novembre 2012 del Servizio legislativo, giustificandola in nome delle «oggettive difficoltà politiche legate ad una eventuale convocazione del Consiglio»: come se i problemi delle forze politiche potessero autorizzarle a scavalcare le regole costituzionali, come se la Costituzione non erigesse un limite rispetto alla politica, anziché il contrario.
È ancora più stravagante la tesi interpretativa affacciata dal Servizio legislativo per sostenere le proprie conclusioni: «l’art. 2, comma 3, del dl n. 174/2012 è cronologicamente successivo sia allo Statuto (legge statutaria 1/2004) sia alla legge elettorale regionale (l.r. 2/2005) e ha stabilito relativamente al numero dei consiglieri una disciplina dettagliata di natura cedevole che produrrà i suoi effetti sino al concreto esercizio da parte del legislatore regionale delle proprie prerogative». In altre parole, a giudizio dell’ufficio dovrebbe farsi applicazione in questo caso del criterio cronologico, secondo il quale lex posterior derogat priori. Ma il criterio cronologico – come sa bene qualunque operatore del diritto – non vale tra fonti separate, quali tipicamente sono la legge statale e quella regionale (per non parlare poi dello Statuto, che certamente non può venire abrogato né modificato da una legge dello Stato): in tali casi s’applica esclusivamente il criterio della competenza, sicché ciascuna fonte deve regolare il proprio ambito, senza mai invadere i territori altrui.(…) La Corte costituzionale ha sempre avallato tale impostazione, come testimonia l’intera sua giurisprudenza.
Oltretutto la via indicata dal Servizio legislativo pone un problema irresolubile, salvo consegnare la potestà legislativa a un organo monocratico (peraltro già scaduto) qual è il Presidente della Regione Lazio. Come ripartire infatti i seggi in palio fra i consiglieri eletti attraverso il “listino” e quelli eletti secondo il metodo proporzionale? Il criterio adottato dall’art. 3 della legge reg. Lazio n. 2 del 2005, si riferisce al numero di 70 consiglieri, ma non può offrire alcuna indicazione ove tale cifra venga ridotta a 50 consiglieri. Viceversa il Servizio legislativo prospetta una sorta di “interpretazione al quadrato”, un’interpretazione dell’altra sua interpretazione fondata sulla lex posterior: indicendo le elezioni, il Presidente della Regione dovrebbe ricavare dall’art. 6 della legge elettorale regionale – «letto all’interno dell’impianto della legge 108/68» – la quota parte dei seggi da ripartire nelle singole circoscrizioni. Più precisamente, «il numero massimo dei seggi riservati al premio di maggioranza, da assegnare attraverso il c.d. “listino”, corrisponde in ogni caso al 20% del totale, che calibrato su 50 consiglieri equivale a 10 seggi. Conseguentemente i seggi che il Presidente della Regione dovrebbe assegnare nelle circoscrizioni in base all’art. 4 della l.r. 2/2005 risulterebbero essere 40».
E perché mai? Se l’ispirazione che sorregge il decreto legge 174 del governo Monti – di cui il Servizio legislativo pretenderebbe l’immediata applicazione – consiste nel porre un argine contro i fenomeni di malcostume che hanno innescato una crisi di fiducia nelle istituzioni regionali, allora tanto varrebbe eleggere tutti e 50 i consiglieri con metodo proporzionale, eliminando la lista bloccata che d’altronde l’opinione pubblica percepisce come strumento di favoritismi e corruttele. O altrimenti si potrebbe argomentare in senso opposto, conservando i 14 consiglieri eletti con il premio di maggioranza e abbassando a 36 il numero degli altri consiglieri regionali. Ogni soluzione è praticabile, e perciò nessuna. Ogni scelta, nelle condizioni date, è in realtà libera nel fine. Quindi discrezionale, se non arbitraria. Ma la discrezionalità politica contraddistingue la funzione legislativa, non quella esecutiva. E oltretutto il legislatore, in uno Stato di diritto, è pur sempre assoggettato alle regole costituzionali. In questo caso la scelta resterebbe viceversa svincolata da ogni regola.
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Il parere pro veritate del Prof. Michele Ainis può essere letto integralmente qui:
http://www.radicalilazio.it/sito/system/files/parere-pro-veritate-ainis.pdf -,
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INVADIAMO LA REGIONE DI ONESTÀ, CAPACITÀ,TRASPARENZA, LEGALITÀ.
sabato 24 novembre 2012
Sanità, radicali: grave situazione di crisi finanziaria della fondazione Villa Maraini. Radicali presentano interrogazione urgente sull’incredibile comportamento della Regione Lazio
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei
Il Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei, hanno oggi depositato una interrogazione urgente alla Presidente della Giunta della Regione Lazio, che ha anche l’interim alla Sanità, sulla grave situazione di crisi in cui si trova la Fondazione Villa Maraini, la più importante e storica comunità per la cura della tossicodipendenza di Roma.
Nell’interrogazione si ricorda che la struttura, fondata nel 1976 da Massimo Barra, ha sviluppato nel tempo un ampio ventaglio di servizi, ora forniti a più di 600 utenti al giorno, fruiti complessivamente da più di 4.000 soggetti l'anno, e differenziati in relazione alle esigenze individuali.
La Fondazione opera sul territorio con tre comunità terapeutiche, un servizio di emergenza H24, due unità di strada, un centro diurno di prima accoglienza, due centri di accoglienza notturna, programmi specifici per tossicodipendenti detenuti (in carcere o agli arresti domiciliari presso Villa Maraini, un gruppo di assistenza familiare e una cooperativa di lavoro.
Dopo oltre 35 anni di attività, Villa Maraini è l'unico centro antidroga a Roma aperto 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. Il centro Villa Maraini è stato autorizzato all'erogazione del metadone dal 1997. Nel corso del solo 2011 il centro ne ha somministrate 90.117 dosi; 1.065 somministrazioni di metadone sono state effettuate dal servizio di emergenza di Villa Maraini all'esterno della struttura: presso caserme dei Carabinieri (373), sedi della Polizia di Stato o locale (188), tribunali (479), domicilio (1) e perfino ospedali (24); per ciascuna somministrazione di metadone la Regione Lazio corrispondeva a Villa Maraini la somma di 5,28 euro, comprensiva del costo del farmaco, secondo una delibera che veniva rinnovata ogni anno.
L'ultima delibera della Regione Lazio è scaduta però il 31 dicembre 2011 e non è stata ancora rinnovata. Da allora la struttura ha continuato a somministrare quotidianamente tra 250 e 300 dosi di metadone a proprie spese, anticipando anche i costi del farmaco, senza ricevere rimborsi;
Nell’interrogazione, inoltre, viene ricordato che la Regione Lazio ha ignorato alcuni disposizioni di legge contenute nella normativa nazionale antidroga di cui al testo unico 309 del 1990 tutt'ora in vigore, pregiudicando così ogni azione di aiuto e tutela dei tossicodipendenti; appare inoltre evidente quanto il comportamento della Regione Lazio abbia danneggiato i tanti utenti che, nonostante le limitazioni - non solo economiche - che sono state arbitrariamente imposte alla fondazione Villa Maraini, continuano a riporre in essa piena fiducia e a prediligerla, anche perché nessuno dei Ser.T. opera nell'arco delle 24 ore né, soprattutto, possiede tutti i requisiti per funzionare previsti dalla legge.
I Consiglieri regionali Radicali chiedono di sapere dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio se intenda intervenire al più presto per trovare una soluzione a questa intollerabile sottomissione di Villa Maraini ai Ser.T., superando le pregresse omissioni e illegittimità, anche perché tutto ciò rischia di bloccare l'attività e mettere a rischio la stessa sopravvivenza del centro e, se alla luce di quanto esposto, la Regione intenda adempiere alle disposizioni contenute nella normativa nazionale antidroga e, ancora, se considerati i ritardi nei pagamenti da parte degli enti pubblici con cui la Fondazione è convenzionata - non ritenga opportuno e urgente assumere ogni iniziativa, per quanto di competenza, affinché sia garantita la continuità operativa della fondazione suddetta, tutelando sia le migliaia di utenti che di essa usufruiscono sia i collaboratori che in essa lavorano, assicurando così l'efficienza della struttura, che può essere considerata l'unico centro antidroga nella città di Roma.
Il Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei, hanno oggi depositato una interrogazione urgente alla Presidente della Giunta della Regione Lazio, che ha anche l’interim alla Sanità, sulla grave situazione di crisi in cui si trova la Fondazione Villa Maraini, la più importante e storica comunità per la cura della tossicodipendenza di Roma.
Nell’interrogazione si ricorda che la struttura, fondata nel 1976 da Massimo Barra, ha sviluppato nel tempo un ampio ventaglio di servizi, ora forniti a più di 600 utenti al giorno, fruiti complessivamente da più di 4.000 soggetti l'anno, e differenziati in relazione alle esigenze individuali.
La Fondazione opera sul territorio con tre comunità terapeutiche, un servizio di emergenza H24, due unità di strada, un centro diurno di prima accoglienza, due centri di accoglienza notturna, programmi specifici per tossicodipendenti detenuti (in carcere o agli arresti domiciliari presso Villa Maraini, un gruppo di assistenza familiare e una cooperativa di lavoro.
Dopo oltre 35 anni di attività, Villa Maraini è l'unico centro antidroga a Roma aperto 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. Il centro Villa Maraini è stato autorizzato all'erogazione del metadone dal 1997. Nel corso del solo 2011 il centro ne ha somministrate 90.117 dosi; 1.065 somministrazioni di metadone sono state effettuate dal servizio di emergenza di Villa Maraini all'esterno della struttura: presso caserme dei Carabinieri (373), sedi della Polizia di Stato o locale (188), tribunali (479), domicilio (1) e perfino ospedali (24); per ciascuna somministrazione di metadone la Regione Lazio corrispondeva a Villa Maraini la somma di 5,28 euro, comprensiva del costo del farmaco, secondo una delibera che veniva rinnovata ogni anno.
L'ultima delibera della Regione Lazio è scaduta però il 31 dicembre 2011 e non è stata ancora rinnovata. Da allora la struttura ha continuato a somministrare quotidianamente tra 250 e 300 dosi di metadone a proprie spese, anticipando anche i costi del farmaco, senza ricevere rimborsi;
Nell’interrogazione, inoltre, viene ricordato che la Regione Lazio ha ignorato alcuni disposizioni di legge contenute nella normativa nazionale antidroga di cui al testo unico 309 del 1990 tutt'ora in vigore, pregiudicando così ogni azione di aiuto e tutela dei tossicodipendenti; appare inoltre evidente quanto il comportamento della Regione Lazio abbia danneggiato i tanti utenti che, nonostante le limitazioni - non solo economiche - che sono state arbitrariamente imposte alla fondazione Villa Maraini, continuano a riporre in essa piena fiducia e a prediligerla, anche perché nessuno dei Ser.T. opera nell'arco delle 24 ore né, soprattutto, possiede tutti i requisiti per funzionare previsti dalla legge.
I Consiglieri regionali Radicali chiedono di sapere dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio se intenda intervenire al più presto per trovare una soluzione a questa intollerabile sottomissione di Villa Maraini ai Ser.T., superando le pregresse omissioni e illegittimità, anche perché tutto ciò rischia di bloccare l'attività e mettere a rischio la stessa sopravvivenza del centro e, se alla luce di quanto esposto, la Regione intenda adempiere alle disposizioni contenute nella normativa nazionale antidroga e, ancora, se considerati i ritardi nei pagamenti da parte degli enti pubblici con cui la Fondazione è convenzionata - non ritenga opportuno e urgente assumere ogni iniziativa, per quanto di competenza, affinché sia garantita la continuità operativa della fondazione suddetta, tutelando sia le migliaia di utenti che di essa usufruiscono sia i collaboratori che in essa lavorano, assicurando così l'efficienza della struttura, che può essere considerata l'unico centro antidroga nella città di Roma.
Malagrotta, Roma non ha un ciclo integrato dei rifiuti. Normative europee non rispettate
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Gruppo Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei
Il Ministro Clini ha perfettamente ragione quando afferma che una discarica individuata e costruita secondo le normative europee non produce danni alla salute, il problema sopraggiunge quando nell’invaso si smaltiscono la stragrande maggioranza dei rifiuti prodotti e allorquando buona parte di questi neanche vengono trattati.
Questo è proprio il caso di Roma, dove la discarica ha avuto, e continua ad avere, un ruolo predominante. La Capitale non ha un ciclo integrato dei rifiuti visto che la riduzione non esiste, la raccolta differenziata è lontanissima dalle percentuali imposte dalla legge, gli impianti di trattamento non lavorano a pieno regime e l’unica linea di gassificazione è spenta.
Il risultato di questo non-ciclo è che oltre il 70% della spazzatura della Capitale finisce a Malagrotta, un quantitativo enorme che contravviene alle normative europee che delimitano lo smaltimento in discarica come forma residuale dell’intera filiera. Alemanno e la Polverini, in questi anni, dovevano rispettare le leggi, invece attraverso le continue deroghe e proroghe hanno promulgato l’irregolarità di un ciclo dei rifiuti che, infatti, non esiste
Il Ministro Clini ha perfettamente ragione quando afferma che una discarica individuata e costruita secondo le normative europee non produce danni alla salute, il problema sopraggiunge quando nell’invaso si smaltiscono la stragrande maggioranza dei rifiuti prodotti e allorquando buona parte di questi neanche vengono trattati.
Questo è proprio il caso di Roma, dove la discarica ha avuto, e continua ad avere, un ruolo predominante. La Capitale non ha un ciclo integrato dei rifiuti visto che la riduzione non esiste, la raccolta differenziata è lontanissima dalle percentuali imposte dalla legge, gli impianti di trattamento non lavorano a pieno regime e l’unica linea di gassificazione è spenta.
Il risultato di questo non-ciclo è che oltre il 70% della spazzatura della Capitale finisce a Malagrotta, un quantitativo enorme che contravviene alle normative europee che delimitano lo smaltimento in discarica come forma residuale dell’intera filiera. Alemanno e la Polverini, in questi anni, dovevano rispettare le leggi, invece attraverso le continue deroghe e proroghe hanno promulgato l’irregolarità di un ciclo dei rifiuti che, infatti, non esiste
mercoledì 21 novembre 2012
Rifiuti, mandarli all'estero, certificato di fallimento
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei
Questa mattina l’Ama ha deliberato il bando di gara europeo per portare fuori Roma i rifiuti “tal quali”. Da quello che leggiamo dalle agenzie di stampa, il costo dovrebbe essere di circa 150 euro a tonnellata.
L’azienda capitolina, inoltre, ha dichiarato che i rifiuti da far viaggiare fuori regione saranno pressappoco 350mila tonnellate per il 2013 ed approssimativamente 210mila tonnellate nel 2014, quindi questa operazione costerebbe circa 50 milioni di euro per il primo anno e 30 milioni di euro per il secondo anno. Tale iniziativa sancisce il fallimento del duo Alemanno Polverini, motivo per cui speriamo che tali costi aggiuntivi non vengano riversati sui cittadini di Roma.
Inoltre, dopo anni di disastri della partitocrazia, ci chiediamo del perché questi fondi aggiuntivi mesi fa non siano stati stanziati per la raccolta differenziata. Non vorremmo che l’Ama conduca tale operazione anche al fine di trovare un “nuovo” partner per costituire quella società pubblico-privata che, come sottolineato dal sindaco di Roma, dovrebbe garantire alla Capitale di entrare nel ricco business dei rifiuti.
Questa mattina l’Ama ha deliberato il bando di gara europeo per portare fuori Roma i rifiuti “tal quali”. Da quello che leggiamo dalle agenzie di stampa, il costo dovrebbe essere di circa 150 euro a tonnellata.
L’azienda capitolina, inoltre, ha dichiarato che i rifiuti da far viaggiare fuori regione saranno pressappoco 350mila tonnellate per il 2013 ed approssimativamente 210mila tonnellate nel 2014, quindi questa operazione costerebbe circa 50 milioni di euro per il primo anno e 30 milioni di euro per il secondo anno. Tale iniziativa sancisce il fallimento del duo Alemanno Polverini, motivo per cui speriamo che tali costi aggiuntivi non vengano riversati sui cittadini di Roma.
Inoltre, dopo anni di disastri della partitocrazia, ci chiediamo del perché questi fondi aggiuntivi mesi fa non siano stati stanziati per la raccolta differenziata. Non vorremmo che l’Ama conduca tale operazione anche al fine di trovare un “nuovo” partner per costituire quella società pubblico-privata che, come sottolineato dal sindaco di Roma, dovrebbe garantire alla Capitale di entrare nel ricco business dei rifiuti.
Leggi il sondaggio Ipsos. Per il 70% nessun partito anti-spreco. Rilevazione commissionata dai radicali dopo scandalo Fiorito
(DIRE) Roma, 16 nov. - "Un'ignoranza che fa riflettere. Un'operazione mediatica precisa e ben architettata che ha fatto passare l'idea secondo cui tutti sono uguali, tutti sono ladri. Quindi, nessuno e' un ladro". Secondo Giuseppe Rossodivita, capogruppo alla Pisana per lista Bonino Pannella-Federalisti europei, sullo scandalo Regione Lazio ai cittadini "e' stata omessa un'informazione che puo' incidere sulle loro scelte". E' il quadro che emerge dai risultati del sondaggio commissionato all'Ipsos dai RADICALI proprio sul ruolo di denuncia svolto dal partito sullo 'scandalo Lazio'. (GUARDA CONF. STAMPA - LEGGI IL SONDAGGIO)
Secondo il campione di mille intervistati residenti nella provincia di Roma, il 43% pensa che "nessun partito del Consiglio regionale si e' battuto di piu' contro gli sprechi", il 15% non sa, mentre una maggioranza del 12% riconosce un ruolo alla Lista Bonino Pannella - RADICALI, seguita dall'Idv (9%) e Pd (7%). Ma se l'analisi passa ai partiti in generale, la percentuale di chi pensa che nessun partito si e' battuto contro gli sprechi sale al 70%. E il Pd con il 4% risulta il soggetto 'in prima linea', seguito da Idv e RADICALI (entrambi al 3%), con la sorpresa del Movimento 5 Stelle che raggiunge l'1%.
Una sorpresa che ritorna anche analizzando le risposte alla domanda "quale partito piu' degli altri si e' speso per far emergere lo scandalo Lazio". Il 4% degli intervistati ha nominato il M5S di Grillo pur non essendoci rappresentanti alla Pisana, con la maggioranza dell'11% che va al Pd e il 6% alla Lista Bonino Pannella - RADICALI, insieme al Pdl. Di nuovo alta la percentuale di chi non pensa ad alcun partito (31%) e di chi non sa (32%).
Questo sondaggio "e' la conferma di una situazione che denunciamo da 30 anni. L'informazione e' inesistente, a partire dal caso Lazio", dice la vicepresidente del Senato Emma Bonino, in conferenza stampa insieme a Rossodivita e al consigliere regionale Rocco Berardo. Nella Regione c'era una situazione di "omertà trasversale e persistente", esplosa "grazie alla nostra metodologia di trasparenza. Non abbiamo fatto spionaggio. Dal sondaggio Ipsos- conclude Bonino- emerge un grumo di misconoscenza sconcertante, un segnale di confusione e manipolazione. E non conoscere vuol dire deliberare male".
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Report sondaggio Ipsos Conf Stampa 16-11-2012.pdf 543.57 KB
Secondo il campione di mille intervistati residenti nella provincia di Roma, il 43% pensa che "nessun partito del Consiglio regionale si e' battuto di piu' contro gli sprechi", il 15% non sa, mentre una maggioranza del 12% riconosce un ruolo alla Lista Bonino Pannella - RADICALI, seguita dall'Idv (9%) e Pd (7%). Ma se l'analisi passa ai partiti in generale, la percentuale di chi pensa che nessun partito si e' battuto contro gli sprechi sale al 70%. E il Pd con il 4% risulta il soggetto 'in prima linea', seguito da Idv e RADICALI (entrambi al 3%), con la sorpresa del Movimento 5 Stelle che raggiunge l'1%.
Una sorpresa che ritorna anche analizzando le risposte alla domanda "quale partito piu' degli altri si e' speso per far emergere lo scandalo Lazio". Il 4% degli intervistati ha nominato il M5S di Grillo pur non essendoci rappresentanti alla Pisana, con la maggioranza dell'11% che va al Pd e il 6% alla Lista Bonino Pannella - RADICALI, insieme al Pdl. Di nuovo alta la percentuale di chi non pensa ad alcun partito (31%) e di chi non sa (32%).
Questo sondaggio "e' la conferma di una situazione che denunciamo da 30 anni. L'informazione e' inesistente, a partire dal caso Lazio", dice la vicepresidente del Senato Emma Bonino, in conferenza stampa insieme a Rossodivita e al consigliere regionale Rocco Berardo. Nella Regione c'era una situazione di "omertà trasversale e persistente", esplosa "grazie alla nostra metodologia di trasparenza. Non abbiamo fatto spionaggio. Dal sondaggio Ipsos- conclude Bonino- emerge un grumo di misconoscenza sconcertante, un segnale di confusione e manipolazione. E non conoscere vuol dire deliberare male".
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Report sondaggio Ipsos Conf Stampa 16-11-2012.pdf 543.57 KB
Caso Lazio: venerdì 16 novembre
Caso Lazio: venerdì 16 novembre, i radicali del Gruppo Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei diffonderanno i risultati del sondaggio sulla conoscenza delle vicende dello scandalo Lazio, il ruolo dei gruppi politici nella denuncia contro gli sprechi e altri dati sulle elezioni.
Venerdì 16 novembre 2012, ore 11,30 in via di Torre Argentina, 76 - Roma (3° piano)
con:
Emma Bonino, Vice Presidente del Senato
Marco Pannella, leader dei Radicali
Giuseppe Rossodivita, Capogruppo Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei
Rocco Berardo, Consigliere regionale Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei
Venerdì 16 novembre 2012, ore 11,30 in via di Torre Argentina, 76 - Roma (3° piano)
con:
Emma Bonino, Vice Presidente del Senato
Marco Pannella, leader dei Radicali
Giuseppe Rossodivita, Capogruppo Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei
Rocco Berardo, Consigliere regionale Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei
Presentazione del libro “La casta invisibile delle Regioni”
Oggi, mercoledì 14 novembre, a Roma, alle ore 18, presso la libreria Feltrinelli di Viale Libia 186, si svolgerà la presentazione del libro "La Casta invisibile delle Regioni" alla presenza dell'autore Pierfrancesco De Robertis e di Giuseppe Rossodivita, Capogruppo Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei al Consiglio Regionale del Lazio.
Elezioni, Polverini convochi elezioni secondo legge
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei
La decisione del Tar conferma quanto stiamo ripetendo da tempo: la Presidente della Regione deve convocare le elezioni regionali del Lazio, nei termini stabiliti secondo legge. Intraprendere, a seguito di questa sentenza, strumentali ricorsi al Consiglio di Stato, protraendo ancora l'agonia di una Regione già martoriata dal suo governo, rappresenta l'ennesima scelta dissennata di questa Giunta.
Le elezioni siano indette rispettando le leggi elettorali e le norme di statuto vigenti. Ogni altra scelta sarebbe ulteriormente causa di inutili danni per l'intero sistema Regione.
La decisione del Tar conferma quanto stiamo ripetendo da tempo: la Presidente della Regione deve convocare le elezioni regionali del Lazio, nei termini stabiliti secondo legge. Intraprendere, a seguito di questa sentenza, strumentali ricorsi al Consiglio di Stato, protraendo ancora l'agonia di una Regione già martoriata dal suo governo, rappresenta l'ennesima scelta dissennata di questa Giunta.
Le elezioni siano indette rispettando le leggi elettorali e le norme di statuto vigenti. Ogni altra scelta sarebbe ulteriormente causa di inutili danni per l'intero sistema Regione.
lunedì 29 ottobre 2012
GLI INSAZIABILI
Video, con scheda e sbobinatura della puntata di Report intitolata GLI INSAZIABILI del 28/10/2012)
3) ESTRATTO:
(...)
TG3
E’ in carcere Franco Fiorito ex tesoriere pdl laziale. In carcere c’è gente migliore del
mio partito.RENATA POLVERINI – CONFERENZA STAMPA 24 SETTEMBRE 2012
Questa storia nasce per una faida interna al partito del popolo della libertà
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Grazie a una faida interna abbiamo capito come e quanti soldi circolano nelle regioni.
Inizia che Franco Fiorito, a luglio, viene estromesso da capogruppo e non la prende
bene: deve mollare il controllo del conto corrente che era saldamente nelle sue mani.
Chi prende il suo posto fa sapere come fiorito gestiva quel conto. Le segnalazioni
parlano di 2 milioni di euro di bonifici sospetti che transitavano dal conto del gruppo
del Pdl ai suoi personali.
Franco Fiorito Porta a Porta
Gran parte di quelle spese sono state documentate come attività politica per le finalità
previste dalla legge …
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
…ossia acquisti natalizi di cravatte di marca, ostriche francesci, champagne , vacanze
a Porto Cervo del valore di 19 mila euro, auto di lusso, un servizio fotografico costato
millecinquecento euro per l’assessore alla cultura…
SABRINA GIANNINI
Chi vi deve controllare dal punto di vista…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
La propria coscienza…
SABRINA GIANNINI
Solo quella?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Di fatto c’è una norma che individua i limiti dell’utilizzo, poi in assenza di controlli…
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
fiorito come capogruppo aveva molta libertà nella gestione dei trecentomila euro
all’anno in sua dotazione. Ma anche gli altri 71 consiglieri hanno a disposizione
duecentomila euro a testa. Ovviamente oltre gli ottomila euro di stipendio mensile.
Una torta che inizialmente era di otto milioni di euro…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Con queste delibere si è arrivati a quattordici milioni di euro e noi per esempio di
queste delibere che hanno aumentato il finanziamento ai gruppi, ne siamo venuti a
conoscenza a scandalo scoppiato.
SABRINA GIANNINI
Chi lo sapeva?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Sicuramente i gruppi politici che fanno parte dell’ufficio di presidenza…
SABRINA GIANNINI
Diciamoli…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIOPdl, Pd, Idv, Udc, Lista Polverini.
Renata Polverini a Ballarò del 25 settembre 2012
Di Pietrò non giocare che qui nessuno casca dalle nuvole!
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Renata Polverini ha doti di preveggenza, infatti passa una settimana e …
TG3 DEL 10 OTTOBRE 2012
Alla regione Lazio nuovo caso analogo a quello di Fiorito, indagato il capogruppo
dell’Idv Maruccio, avrebbe preso settecentomila euro dai fondi del partito.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Bonifici versati da Maruccio su sui conti personali. Dopo spuntano le fatture di
ristoranti, alberghi di lusso, night club, perché…
RENATA POLVERINI – CONFERENZA STAMPA 24 SETTEMBRE 2012
Perché le ostriche non le ha inventate il Pdl del gruppo regionale. Ce ne sono di gran
lunga superiori. Le ostriche viaggiavano comodamente nel palazzo della giunta
regionale prima di me.
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
La Polverini ha detto prima che non sapeva niente, poi che avrebbe detto tutto…
SABRINA GIANNINI
poi se n’è andata
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Poi se n’è andata, prima di andarsene ha nominato altri suoi dirigenti…
RENATA POLVERINI – CONFERENZA STAMPA 24 SETTEMBRE 2012
Perché quello che ho visto in regione e per rispetto dei cittadini non ho portato alla
vostra attenzione fino ad oggi, lo farò da domani mattina.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Dunque polverini è rispettosa verso i cittadini ai quali ha preferito non dire come sono
stati sperperati i loro soldi.
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
E noi abbiamo depositato una nostra mozione un nostro documento nel quale abbiamo
detto: “almeno adesso, è scoppiato lo scandalo Fiorito, è scoppiata la vicenda relativa
ai finanziamenti dei gruppi, tutto questo è scoppiato perché non c’è stata trasparenza,
almeno adeso la vogliamo approvare?!” No.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
17 gruppi consiliari, che si dividono 14 milioni di euro… senza obblighi di rendicontare
dettagliatamente. I gruppi non coinvolti nelle indagini dovrebbero fare la corsa per
distinguersi e mostrare la legittimità delle loro spese. Abbiamo chiesto a tutti i gruppi
di visionare la loro movimentazione bancaria…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
La nostra movimentazione bancaria sta qua…SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Tutto qua?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
I soldi del gruppo stanno tutti qua. Queste sono tutte le movimentazioni dei soldi del
gruppo, due anni e mezzo di movimentazioni
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Posso vedere? Lei sa che mi aspetto qualcun altro che me le invia…lei cosa prevede?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Buona fortuna.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Oltre ai Radicali anche il gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà invia gli estratti conto,
ma gli altri li tengono chiusi nei cassetti. Anche il gruppo della lista Polverini che
gestisce quasi 2 milioni di euro l’anno rendicontandoli con quattro numeri stampati su
due pagine. Più decorosi rispetto all’Idv, che si limitamo a scrivere a mano il
rendiconto. Il partito democratico non mostra i movimenti bancari, ma pubblica su
internet soltanto il rendiconto. E’ così che veniamo a sapere che gli incontri cittadini li
organizzavano preferibilmente al ristorante. Non è chiaro se la cena fosse durante o
dopo l’incontro.
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Se io dispongo… ho la possibilità di disporre direttamente dal bilancio, faccio un
esempio, di duecento milioni di vecchie lire all’anno e le faccio andare a quattro
associazioni mie amiche, queste quattro associazioni mie amiche quando ci saranno le
elezioni poi gireranno tutte le loro preferenze su di me non solo per riconoscenza, ma
anche per poter continuare a ottenere questi soldi per la legislatura successiva. E’ il
clientelismo. E’ la partitocrazia che conserva il proprio potere attraverso i fondi
pubblici.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Era il 15 marzo del 1980, più di trent’anni fa e non era ancora successo quello che si è
prodotto poi a nostra insaputa. Repubblica usciva con un racconto di Italo Calvino dal
titolo “Apologo sull’onestà nel Paese dei corrotti”. Val la pena di leggere un paragrafo
“C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il
sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di
condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere,
aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si
abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo),
chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi
mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in
qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia”. Sembra scritto stamattina e ci
sembra che questa armonia, la loro, duri da troppo tempo. Se vogliamo spezzare
questo circolo vizioso bisogna cominciare ora a separare il marcio dal sano.
Elezioni subito, ma senza violare Statuto
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei
Il pronunciamento del Consiglio dei Ministri, e dell'Avvocatura dello Stato, sul dovere da parte del Presidente dimissionario della Regione Lazio di indire le elezioni entro i novanta giorni, e dunque entro dicembre, rappresentano una volta di più come pacificamente debba essere interpretata la norma che regola l'indizione delle elezioni da parte del Presidente di una regione.
Purtroppo, oltre a non rispettare tale termine, si aggiunge da parte della Presidente Polverini anche un orientamento secondo il quale si dovrebbe andare al voto con l'elezione di 50 consiglieri. Ma come può un Presidente indire le elezioni con un numero di consiglieri diverso da quanto scritto nello Statuto?
E soprattutto qual è la legge elettorale che regola l'elezione di questi 50 consiglieri? Quanti sono eletti attraverso il listino? La legge elettorale in vigore parla di 14 consiglieri eletti tramite listino. Rimane così? Dunque i cittadini eleggeranno solo 36 consiglieri?
Ci sta dicendo, la Presidente dimissionaria della Regione Lazio, che la norma elettorale cambia in base a una lettura autonoma di un decreto del governo non convertito in legge, e soprattutto non adottato da un Consiglio regionale che è stato sciolto? Comunque la si pensi, tagliare la democrazia è diverso dal tagliare lo stipendio dei consiglieri regionali. Si operi per la seconda scelta, ma non si riduca la rappresentanza dei cittadini. E, comunque, scelte di questo tipo si espongono a ricorsi che potrebbero annullare persino le elezioni, che si vorrebbero convocare in una modalità inaudita dal punto di vista della legalità costituzionale.
Il pronunciamento del Consiglio dei Ministri, e dell'Avvocatura dello Stato, sul dovere da parte del Presidente dimissionario della Regione Lazio di indire le elezioni entro i novanta giorni, e dunque entro dicembre, rappresentano una volta di più come pacificamente debba essere interpretata la norma che regola l'indizione delle elezioni da parte del Presidente di una regione.
Purtroppo, oltre a non rispettare tale termine, si aggiunge da parte della Presidente Polverini anche un orientamento secondo il quale si dovrebbe andare al voto con l'elezione di 50 consiglieri. Ma come può un Presidente indire le elezioni con un numero di consiglieri diverso da quanto scritto nello Statuto?
E soprattutto qual è la legge elettorale che regola l'elezione di questi 50 consiglieri? Quanti sono eletti attraverso il listino? La legge elettorale in vigore parla di 14 consiglieri eletti tramite listino. Rimane così? Dunque i cittadini eleggeranno solo 36 consiglieri?
Ci sta dicendo, la Presidente dimissionaria della Regione Lazio, che la norma elettorale cambia in base a una lettura autonoma di un decreto del governo non convertito in legge, e soprattutto non adottato da un Consiglio regionale che è stato sciolto? Comunque la si pensi, tagliare la democrazia è diverso dal tagliare lo stipendio dei consiglieri regionali. Si operi per la seconda scelta, ma non si riduca la rappresentanza dei cittadini. E, comunque, scelte di questo tipo si espongono a ricorsi che potrebbero annullare persino le elezioni, che si vorrebbero convocare in una modalità inaudita dal punto di vista della legalità costituzionale.
mercoledì 24 ottobre 2012
Polverini indica elezioni. Con Consiglio sciolto impossibile ogni intervento. Per gestire meglio l'incertezza legislativa la Polverini ci avrebbe dovuto ascoltare prima di dimettersi
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e
Rocco Berardo, Gruppo Lista Bonino – Pannella, Federalisti Europei
A seguito dell’incontro avvenuto fra le forze politiche di opposizione e il Presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, in merito alle comunicazioni della Presidente Polverini relative alla possibilità di riunire il Consiglio regionale per operare modifiche statutarie e altri adeguamenti legislativi imposti alle regioni dal Governo, ribadiamo - come Radicali - che l'unica via percorribile è quella di procedere subito alle elezioni, essendo la Regione Lazio in evidente stato di "fragilità istituzionale" rispetto alle altre Regioni, avendo un Consiglio regionale già da settimane sciolto e vigendo l'obbligo, per il Presidente della Regione dimissionario, di indire immediatamente le elezioni.
Ogni modifica statutaria volta a rideterminare il numero dei Consiglieri, così come ogni iniziativa legislativa regionale di modifica della legge elettorale sarebbe, evidentemente, fuori tempo massimo e illegittima per un sistema istituzionale che può intervenire solo rispetto ad atti indifferibili e urgenti. Siamo contrari a pastrocchi che, alimentando confusione negli elettori ed essendo illegittimi, finiranno col generare una serie di contenziosi in grado di paralizzare per mesi l'attività delle istituzioni neo elette, con gravissimo danno per tutti i cittadini. Inoltre ricordiamo che il Consiglio d’Europa si è raccomandato con gli Stati membri di non modificare le leggi elettorali un anno prima delle elezioni, e per analogia questo non può che applicarsi anche alle regioni. Poco prima dello scioglimento del Consiglio regionale avevamo fatto appello alle forze politiche di riunirci urgentemente per votare norme e leggi su trasparenza, tagli agli sprechi ed altre iniziative.
Il nostro appello, come in molte altre occasioni, è stato ignorato dalla Presidente Polverini che decise di dimettersi non prima di aver confermato nei ruoli apicali dell'amministrazione i suoi uomini di fiducia, ma senza alcuna considerazione per l'interesse al corretto funzionamento dell'Istituzione governata.
A seguito dell’incontro avvenuto fra le forze politiche di opposizione e il Presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, in merito alle comunicazioni della Presidente Polverini relative alla possibilità di riunire il Consiglio regionale per operare modifiche statutarie e altri adeguamenti legislativi imposti alle regioni dal Governo, ribadiamo - come Radicali - che l'unica via percorribile è quella di procedere subito alle elezioni, essendo la Regione Lazio in evidente stato di "fragilità istituzionale" rispetto alle altre Regioni, avendo un Consiglio regionale già da settimane sciolto e vigendo l'obbligo, per il Presidente della Regione dimissionario, di indire immediatamente le elezioni.
Ogni modifica statutaria volta a rideterminare il numero dei Consiglieri, così come ogni iniziativa legislativa regionale di modifica della legge elettorale sarebbe, evidentemente, fuori tempo massimo e illegittima per un sistema istituzionale che può intervenire solo rispetto ad atti indifferibili e urgenti. Siamo contrari a pastrocchi che, alimentando confusione negli elettori ed essendo illegittimi, finiranno col generare una serie di contenziosi in grado di paralizzare per mesi l'attività delle istituzioni neo elette, con gravissimo danno per tutti i cittadini. Inoltre ricordiamo che il Consiglio d’Europa si è raccomandato con gli Stati membri di non modificare le leggi elettorali un anno prima delle elezioni, e per analogia questo non può che applicarsi anche alle regioni. Poco prima dello scioglimento del Consiglio regionale avevamo fatto appello alle forze politiche di riunirci urgentemente per votare norme e leggi su trasparenza, tagli agli sprechi ed altre iniziative.
Il nostro appello, come in molte altre occasioni, è stato ignorato dalla Presidente Polverini che decise di dimettersi non prima di aver confermato nei ruoli apicali dell'amministrazione i suoi uomini di fiducia, ma senza alcuna considerazione per l'interesse al corretto funzionamento dell'Istituzione governata.
Senza garanzie dal Presidente del Consiglio regionale del Lazio e dal direttore Mario Sechi affinché correggano quanto apparso oggi su Il Tempo, ci riserviamo tutte le iniziative legali perché venga ristabilita la verità
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Radicali Giuseppe
Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei:
ALLA FINE DEL COMUNICATO PUOI LEGGERE LO SCAMBIO DI SMS CON ABBRUZZESE E LO SCAMBIO DI TWEET CON SECHI
“Rispetto a quanto apparso oggi su Il Tempo nell’intervista a Mario Abbruzzese, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio e nell’editoriale firmato dal Direttore Mario Sechi, comunichiamo sin d’ora che se non avremo garanzie di precisazione e di chiarimento riguardo il ruolo dei consiglieri regionali Radicali - che non siedono né all’Ufficio di Presidenza né sono mai stati membri della Commissione Bilancio, e di conseguenza ogni decisione sulle spese è stata presa senza il loro concorso - ci riserviamo ogni iniziativa legale a salvaguardia della verità e della nostra reputazione”
Nelle prossime ore invieremo alla stampa lo scambio di Tweet e di Sms intercorso in queste ore tra Giuseppe Rossodivita , Capogruppo dei Radicali alla Regione Lazio, Mario Sechi, Direttore de Il Tempo e Mario Abbruzzese , Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, sicuramente molto interessanti per far ulteriormente conoscere la verità dei fatti e le consapevolezze dei giornalisti”.
SU QUANTO PUBBLICATO OGGI DA IL TEMPO, GIUSEPPE ROSSODIVITA, CAPOGRUPPO DEI RADICALI AL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO, PUBBLICA QUI DI SEGUITO LO SCAMBIO DI MESSAGGI INTERCORSO VIA TWITTER CON IL DIRETTORE DE IL TEMPO E VIA SMS CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO MARIO ABBRUZZESE
UNO SPICCHIO DI VERITA’ NEGLI SMS E UNO SPECCHIO DELL’ATTUALITA’ DEL GIORNALISMO ITALIANO NELLO SCAMBIO DITWEET.
Roma, 20 ottobre 2012
Qui di seguito lo scambio di Sms avvenuto in queste ore tra Gisueppe Rossodivita, Capogruppo dei Radicali alla Regione Lazio e il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Mario Abbruzzese:
Giuseppe Rossodivita: “Mario, ciao sono Giuseppe, sono molto addolorato per le falsità che ho letto su Il Tempo e l’accordo che tu sostieni – o così ti hanno messo in bocca – esserci stato tra tutti i Gruppi per l’aumento di cui alle delibere. Sai benissimo che non è così, che noi non facciamo parte della Commissione Bilancio e che ne siamo stati sempre ATTENTAMENTE TENUTI FUORI. Mi aspetto un tuo comunicato chiarificatore Ad Horas altrimenti, non è una minaccia e credimi non vorrei proprio farlo, sarò costretto a querelarti, capisci da te che se non lo facessi avvalorerei la tua versione dei fatti – o comunque quella che ti è stata messa in bocca. Ciao, Giuseppe.
Mario Abbruzzese: “Caro Giuseppe, io parlo se leggi bene dei Gruppi e dei partiti presenti in Commissione Bilancio come si evince nella mia intervista… Il tuo gruppo non è presente nella Commissione Bilancio. Con affetto, Mario.
Giuseppe Rossodivita: “Si ma ti fanno dire… Sechi nell’editoriale e anche in tua risposta…. Che c’erano tutti i Gruppi…. Lo fai il comunicato?”.
Mario Abbruzzese: “Scusami Giuseppe io sono responsabile dell’intervista non dell’editoriale… e ribadisco nell’intervista parlo di Gruppi presenti in Commissione Bilancio… Tu ed il Partito dei Radicali ne siete fuori… non posso smentire cose che non ho dette…”.
Qui di seguito lo scambio di Tweet avvenuto in queste ore tra Giuseppe Rossodivita e Mario Sechi:
Giuseppe Rossodivita@GiuseppeRossodi@ma sechi spero in rettifica#tranneiradicali che NON sono in Comm Bilancio e uff Pres e ke nulla sapevano su accordi consociativi GRAVISSIMO
Mario Sechi@masechi no, i soldi li hanno presi anche loro. Basta con le finzioni
Giuseppe Rossodivita@GiuseppeRossodi@ma sechi nn sono loro sarei io...prendo atto e querelero' Abbruzzese mi ha appena confermato altro..arrivederci in Tribunale
Mario Sechi@masechi@GiuseppeRossodi avete preso i soldi si o no?
Giuseppe Rossodivita@GiuseppeRossodi@ma sechi e'
on line la parte spesa il resto il + sono sul c/c li restituiremo ai
cittadini in informazione lei parla di livelli DECISIONALI
Giuseppe Rossodivita@GiuseppeRossodi@ma sechi costretti ad informare visto disinformazione imperante!!!!
Mario Sechi@masechi@GiuseppeRossodi li restituite? I radicali che conosco io non li avrebbero presi. Saluti.
Giuseppe Rossodivita@GiuseppeRossodi@ma sechi nn
ci provi con me Sechi..anche il finanziamento pubblico e' stato preso e
restituito in cash o in informazione..altro no possible
Giuseppe Rossodivita@GiuseppeRossodi@ma sechi avremmo
potuto rifiutare i primi 50000 e nn avremmo mai saputo il resto, ne'
noi ne' voi..arrivavano a poco a poco...giornalismo...
ALLA FINE DEL COMUNICATO PUOI LEGGERE LO SCAMBIO DI SMS CON ABBRUZZESE E LO SCAMBIO DI TWEET CON SECHI
“Rispetto a quanto apparso oggi su Il Tempo nell’intervista a Mario Abbruzzese, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio e nell’editoriale firmato dal Direttore Mario Sechi, comunichiamo sin d’ora che se non avremo garanzie di precisazione e di chiarimento riguardo il ruolo dei consiglieri regionali Radicali - che non siedono né all’Ufficio di Presidenza né sono mai stati membri della Commissione Bilancio, e di conseguenza ogni decisione sulle spese è stata presa senza il loro concorso - ci riserviamo ogni iniziativa legale a salvaguardia della verità e della nostra reputazione”
Nelle prossime ore invieremo alla stampa lo scambio di Tweet e di Sms intercorso in queste ore tra Giuseppe Rossodivita , Capogruppo dei Radicali alla Regione Lazio, Mario Sechi, Direttore de Il Tempo e Mario Abbruzzese , Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, sicuramente molto interessanti per far ulteriormente conoscere la verità dei fatti e le consapevolezze dei giornalisti”.
AGGIORNAMENTO
SU QUANTO PUBBLICATO OGGI DA IL TEMPO, GIUSEPPE ROSSODIVITA, CAPOGRUPPO DEI RADICALI AL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO, PUBBLICA QUI DI SEGUITO LO SCAMBIO DI MESSAGGI INTERCORSO VIA TWITTER CON IL DIRETTORE DE IL TEMPO E VIA SMS CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO MARIO ABBRUZZESE
UNO SPICCHIO DI VERITA’ NEGLI SMS E UNO SPECCHIO DELL’ATTUALITA’ DEL GIORNALISMO ITALIANO NELLO SCAMBIO DITWEET.
Roma, 20 ottobre 2012
Qui di seguito lo scambio di Sms avvenuto in queste ore tra Gisueppe Rossodivita, Capogruppo dei Radicali alla Regione Lazio e il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Mario Abbruzzese:
Giuseppe Rossodivita: “Mario, ciao sono Giuseppe, sono molto addolorato per le falsità che ho letto su Il Tempo e l’accordo che tu sostieni – o così ti hanno messo in bocca – esserci stato tra tutti i Gruppi per l’aumento di cui alle delibere. Sai benissimo che non è così, che noi non facciamo parte della Commissione Bilancio e che ne siamo stati sempre ATTENTAMENTE TENUTI FUORI. Mi aspetto un tuo comunicato chiarificatore Ad Horas altrimenti, non è una minaccia e credimi non vorrei proprio farlo, sarò costretto a querelarti, capisci da te che se non lo facessi avvalorerei la tua versione dei fatti – o comunque quella che ti è stata messa in bocca. Ciao, Giuseppe.
Mario Abbruzzese: “Caro Giuseppe, io parlo se leggi bene dei Gruppi e dei partiti presenti in Commissione Bilancio come si evince nella mia intervista… Il tuo gruppo non è presente nella Commissione Bilancio. Con affetto, Mario.
Giuseppe Rossodivita: “Si ma ti fanno dire… Sechi nell’editoriale e anche in tua risposta…. Che c’erano tutti i Gruppi…. Lo fai il comunicato?”.
Mario Abbruzzese: “Scusami Giuseppe io sono responsabile dell’intervista non dell’editoriale… e ribadisco nell’intervista parlo di Gruppi presenti in Commissione Bilancio… Tu ed il Partito dei Radicali ne siete fuori… non posso smentire cose che non ho dette…”.
Qui di seguito lo scambio di Tweet avvenuto in queste ore tra Giuseppe Rossodivita e Mario Sechi:
Giuseppe Rossodivita
Mario Sechi
Giuseppe Rossodivita
Giuseppe Rossodivita
Giuseppe Rossodivita
lunedì 22 ottobre 2012
Sanità, una Polverini prona agli interessi vaticani delibera finanziamenti extraterritoriali
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei
Era il 30 settembre 2010 quando depositammo una interrogazione urgente a risposta scritta, la n. 165, per fare luce su quel che stava accadendo nei giardini circostanti la Basilica di San Paolo. Proprio in quei giorni fervevano i lavori per la costruzione di varie palazzine che, in violazione di ogni normativa italiana, protette dall'extraterritorialità Vaticana, si diceva sarebbero state nuovi presidi della sanità papalina a due passi da una Basilica patrimonio dell'umanità. Le voci di ieri, oggi sono una realtà.
Alla Presidente Polverini chiedevamo tra l'altro: se l'Assessorato alla Sanità della Regione Lazio avesse in corso od in itinere rapporti con la struttura in costruzione; se il manufatto in corso di realizzazione rispettasse la normativa comunale, regionale e nazionale rispetto alle norme urbanistiche ed i vincoli storici, ambientali e paesaggistici previsti dalle normative vigenti e, sopratutto, quale fosse la compatibilità di tale ulteriore struttura sanitaria con il piano di rientro e razionalizzazione dal debito sanitario in corso di realizzazione.
Le chiedevamo di spiegare ai cittadini del Lazio quali fossero le ragioni straordinarie che avessero giustificato l'autorizzazione all'apertura di una nuova struttura in un contesto di lacrime e sangue per il resto della sanità del Lazio. La Polverini non ci ha mai risposto e oggi, benché dimissionaria, sostituita dal Governo con il dott. Bondi quale nuovo Commissario alla Sanità del Lazio, avverte l'inderogabile urgenza di deliberare l'assegnazione di cinque milioni di euro, da sottrarsi dal fondo per l'edilizia sanitaria regionale, per la costruzione di nuovi edifici relativi al "Nuovo Polo di San Paolo Fuori Le Mura del Bambino Gesù". Vista la situazione della sanità del Lazio, come si può giustificare la scelta della Presidente di destinare cinque milioni di euro ad una struttura extraterritoriale vaticana? Qual è l'interesse pubblico dei cittadini del Lazio? Quante cambiali deve ancora pagare questa Giunta morente agli interessi vaticani? Non era bastato, da ultimo, il piano "Casa e Chiesa" voluto dall'Assessore Ciocchetti ? Finché non risponderà ai quesiti che le ponemmo rispetto alla compatibilità con il piano di rientro e razionalizzazione della Sanità laziale riteniamo, sulla scorta di tutte le normative richiamate, illegittima l'Operazione Polverini-San Paolo Vaticano suggellata oggi dai cinque milioni di euro sottratti ai cittadini.
Era il 30 settembre 2010 quando depositammo una interrogazione urgente a risposta scritta, la n. 165, per fare luce su quel che stava accadendo nei giardini circostanti la Basilica di San Paolo. Proprio in quei giorni fervevano i lavori per la costruzione di varie palazzine che, in violazione di ogni normativa italiana, protette dall'extraterritorialità Vaticana, si diceva sarebbero state nuovi presidi della sanità papalina a due passi da una Basilica patrimonio dell'umanità. Le voci di ieri, oggi sono una realtà.
Alla Presidente Polverini chiedevamo tra l'altro: se l'Assessorato alla Sanità della Regione Lazio avesse in corso od in itinere rapporti con la struttura in costruzione; se il manufatto in corso di realizzazione rispettasse la normativa comunale, regionale e nazionale rispetto alle norme urbanistiche ed i vincoli storici, ambientali e paesaggistici previsti dalle normative vigenti e, sopratutto, quale fosse la compatibilità di tale ulteriore struttura sanitaria con il piano di rientro e razionalizzazione dal debito sanitario in corso di realizzazione.
Le chiedevamo di spiegare ai cittadini del Lazio quali fossero le ragioni straordinarie che avessero giustificato l'autorizzazione all'apertura di una nuova struttura in un contesto di lacrime e sangue per il resto della sanità del Lazio. La Polverini non ci ha mai risposto e oggi, benché dimissionaria, sostituita dal Governo con il dott. Bondi quale nuovo Commissario alla Sanità del Lazio, avverte l'inderogabile urgenza di deliberare l'assegnazione di cinque milioni di euro, da sottrarsi dal fondo per l'edilizia sanitaria regionale, per la costruzione di nuovi edifici relativi al "Nuovo Polo di San Paolo Fuori Le Mura del Bambino Gesù". Vista la situazione della sanità del Lazio, come si può giustificare la scelta della Presidente di destinare cinque milioni di euro ad una struttura extraterritoriale vaticana? Qual è l'interesse pubblico dei cittadini del Lazio? Quante cambiali deve ancora pagare questa Giunta morente agli interessi vaticani? Non era bastato, da ultimo, il piano "Casa e Chiesa" voluto dall'Assessore Ciocchetti ? Finché non risponderà ai quesiti che le ponemmo rispetto alla compatibilità con il piano di rientro e razionalizzazione della Sanità laziale riteniamo, sulla scorta di tutte le normative richiamate, illegittima l'Operazione Polverini-San Paolo Vaticano suggellata oggi dai cinque milioni di euro sottratti ai cittadini.
venerdì 19 ottobre 2012
Rifiuti, Radicali: Sottile ha scelto luogo illegale, si dimetta
Dichiarazione
dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino
Pannella Federalisti Europei
Alla luce delle rivelazioni contenute oggi
nell'articolo dell'Espresso a proposito di tre filoni di inchiesta nei
confronti della "monnezza" di Roma, laddove emerge come l'Avv.
Cerroni sia insieme ad altri coinvolto nelle indagini sulle mancate
autorizzazioni relative all'invaso di sua proprietà di Monti dell'Ortaccio, ci
chiediamo se non sia il caso, da parte del Commissario Goffredo Sottile - che
ha individuato in questo luogo il nuovo sito per la discarica di Roma - di
rassegnare le dimissioni da commissario ai rifiuti, in quanto sia il Noe, sia i
vigili urbani, hanno contestato proprio sul sito da lui individuato un illecito
edilizio e la deviazione illegale del corso delle acque.
E' inaccettabile come un commissario, chiamato a
risolvere e decidere - con pienezza di poteri - il problema dei rifiuti e della
nuova discarica a Roma, possa individuare ed effettuare scelte che si fondano -
se sono confermate le indiscrezioni dell'Espresso - su situazioni di manifesta
illegalità.
Elezioni Lazio, Radicali: condividiamo le speranze dei manifestanti, ma il cambio deve avvenire davvero.
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe
Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella Federalisti Europei
Scendere nelle piazze oggi per un atto che la
Presidente dimissionaria Poverini dovrà comunque fare entro qualche ora o
giorno ci pare del tutto sproporzionato rispetto al nulla fatto fino ad oggi
per la trasparenza, il taglio agli sprechi e le proposte concrete che abbiamo
offerto ai cittadini con la campagna politica “Roma si muove”, ignorate dalla
classe politica di Roma e del Lazio.
Come avvenuto a Milano per Formigoni, così anche a
Roma, con i tanti che manifesteranno perché la Polverini convochi
immediatamente le elezioni, condividiamo la speranza della chiusura di una fase
politica, che ha portato illegalità e incapacità di governo manifesta: la fine
della Giunta Polverini deve coincidere, qui, con l'apertura di una stagione
finalmente democratica e di riforma per questa Regione, di cambiamento
radicale.
Siamo sicuri che gli stessi manifestanti che oggi
manifestano per le elezioni avrebbero partecipato volentieri in questi anni
alle iniziative che ci hanno visti impegnati in piena solitudine contro atti di
questa Giunta e decisioni del Consiglio regionale, che sovente ha votato quasi
all’unanimità leggi riguardanti gli sprechi e i privilegi, se soltanto i capi
dei loro partiti e i tenutari della disinformazione televisiva nazionale e
locale non avessero tenuto tutto questo nascosto. Basta ricordare
l'ostruzionismo che, da soli, abbiamo fatto contro la legge che istituiva poco
più di un anno fa (non decenni fa) le 4
Commissioni speciali, che si aggiungevano alle 16 esistenti e che già da sole
facevano record, o alla reiterata richiesta - senza successo - di mettere
all'ordine del giorno la legge sull'anagrafe pubblica degli eletti e dei
nominati che sicuramente avrebbe imposto ai gruppi trasparenza sui bilanci,
annullando i tanti sprechi e ruberie che abbiamo conosciuto in queste
settimane.
Condividiamo, quindi quanto detto da Marco Cappato e
dai Radicali milanesi per l'analoga vicenda delle manifestazioni di piazza a
Milano contro la giunta Formigoni.
Proprio in ragione delle tante speranze che abbiamo
in comune con coloro che si preparano a manifestare, come Radicali non saremo
presenti nelle tante piazze velocemente convocate dai capi dei partiti
dell'opposizione ufficiale, nella speranza che la nostra assenza -per quel poco
o nulla che ci sarà consentito di spiegarla- serva da monito e avviso ai
manifestanti: diffidate dei tanti che per "ribellarsi" e invitare
alla ribellione hanno aspettato questo momento di grande debolezza che ha fatto
giungere al capolinea i vertici della Giunta regionale del Lazio.
Molti di loro che invocano e convocano la piazza
(non tutti, certo, e continueremo a riconoscere e onorare le eccezioni) hanno
contribuito al -e beneficiato dal- protrarsi del sistema di potere che consente
la costante e reiterata violazione delle più elementari regole democratiche. La
piazza non è stata chiamata contro la vergognosa vicenda della Legge regionale
sul piano casa, così come è rimasta silente
quando al Consiglio si votavano le legge finanziarie e/o gli assestamenti
di bilancio che hanno certamente contribuito fallimento politico della Regione
Lazio.
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